Recensioni

6.8

1996, Bethnal Green, East End londinese, due giovanissimi squatter, i chitarristi Carl Barat e Pete Doherty, decidono di unire le forze per scrivere assieme delle canzoni. 2001, assestata la line-up con l’arrivo di John Hassal e Gary Powell, la band è al completo. Un demo spedito alla leggendaria Rough Trade e di lì a poco un contratto coi fiocchi.

La prima uscita, il singolo What A Waster (prodotto da Bernard Butler), li mette in luce agli occhi della stampa specializzata. Molti occhi sono puntati sulla giovane band certi di aver individuato nei quattro la risposta britannica agli Strokes. E in effetti i Libertines consolidano la crescente reputazione facendo da supporter proprio al gruppo newyorkese; in aggiunta, trovano un padrino di eccezione addirittura nell’ex Clash Mick Jones, che scorge subito il potenziale iconoclasta dei ragazzi e si offre come produttore del loro disco d’esordio.

Sullo scorcio del 2002 esce così l’acclamato Up the bracket, che consacra i Libertines come l’ennesima next big thing. Aldilà dell’inevitabile clamore mediatico che accompagna uscite del genere, questo album mostra come i londinesi, servendosi del canovaccio offerto dall’inflazionato suono new-garage di inizio millenno, abbiano saputo trovare un linguaggio personale attingendo dalla tradizione musicale britannica.

In una successione quasi didascalica, melodie in odore di Beatles si innestano nelle maglie di inevitabili boogie di marca Stooges (Vertigo, Death on the Stairs), sentori wave-pop di scuola Smiths e primissimi Cure collidono con lo sferragliare metallico delle chitarre elettriche (Horrorshow, Time for Heroes), la lezione dei Kinks – talvolta filtrata da quella dei Jam – viene efficacemente ripresa in azzeccate filastrocche elettro-acustiche (l’hit single Boys in the Band, Tell the King, Radio America); a caratterizzare il tutto, l’attitudine punk’n’roll dei Clash (più che evidente nella title track, in The Boy Looked at Johnny e I Get Along), che informa di sé anche le rallentate e “pop” Begging e The Good Old Days Rock.

La riuscita unione tra sensibilità melodica britannica e furore di esecuzione rende Up the Bracket un disco equilibrato, scorrevole e coerente nel suo svolgimento. Difficile immaginare per i Libertines un debutto migliore.

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