Recensioni

6.7

Perseguire strade differenti può risultare fruttuoso, ma nel farlo troppo spesso si rischia di perdersi nella ricerca di cambiamento fine a sé stessa. E i Men, archiviati i taglienti esordi punk noise di Leave Home e le ottime derivazioni huskerdiane di Open Your Heart, hanno cambiato strada di continuo (anche troppo), spesso abbassando i volumi e diventando più eclettici, pur senza mai raggiungere traguardi decisivi. Del resto, se le trasformazioni non sono sostenute dal giusto approfondimento, diventano questioni poco incisive, cosa successa da New Moon in poi: lavori che alternavano pezzi molto interessanti a esperimenti occasionali e momenti decisamente più sfocati.

Il nuovo Mercy è stato annunciato come qualcosa di ancora differente dal solito, e da una parte lo è, visto che la band di Nick Chiericozzi appare quasi irriconoscibile in una veste classic-rock dal suono più rotondo e radiofonico di sempre; dall’altra, i soliti ingredienti ci sono tutti e le direzioni rimangono molteplici. Così troviamo la convincente ballata dylaniana di Cool Water, il classico e ben fatto country western di Call The Dr. e il facile ma efficace tiro hard-psych di Breeze (unico tassello che aumenta il livello di fibrillazione dell’album). E tra deludenti escursioni à la Cave (Fallin’ Thru) ed elucubrazioni coheniane niente male (Mercy), si staccano i dieci minuti della jam psichedelica di Wading in Dirty Water (degli Psychic Ills che guardano ai Doors), un pezzo interessante ma che rimane un po’ in superficie. Mentre coinvolge il groove di Children All Over The World, un rock anni ottanta in odore di un Tom Petty del periodo Long After Dark, ma più ombroso e meno bravo ragazzo (comunque distante dal classico Franti della classe).

Anche se la maggior parte dei pezzi è di buona fattura e hanno un’evidente capacità di presa, il senso di dejà-vu spunta troppo spesso in un lavoro sicuramente divertente e godibile (e dal vivo potrebbe essere roba di una certa esplosività), ma che non approfondisce il discorso con la giusta decisione, rischiando di sembrare un momento estemporaneo di una band che prima o poi dovrà scegliere da che parte stare.

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