• Ago
    10
    2018

Album

ReR Megacorp, Northern Spy Records

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Comincia con una sospensione estatica, un vorticare di piatti e note sparse che nella loro reiterazione sembrano quasi fermare il tempo in una stillness totale o dilatarlo in una modalità quasi “entrancing”, questo nuovo lavoro degli australiani The Necks. Inatteso e a sorpresa, esattamente come la loro musica, Body, oltre a mantenere la tradizione dei titoli mono-parola, ci arriva in una data particolare, metà agosto, che se non è la negazione della commerciabilità della musica è quantomeno qualcosa di molto lontano da ogni forma o quasi di promozione. La sorpresa, però, non si limita all’uscita semicarbonara. Anche Body è una lunghissima suite in più movimenti – quattro per l’esattezza, e di ampiezza diseguale – come da tradizione della casa, che rivede e ripensa i paletti dell’avant(?) post(?) jazz; c’è però una attenzione maggiore da parte di Chris Abrahams (piano), Tony Buck (batteria) e Lloyd Swanton (basso) a una versione/visione personalissima di rock, con tanto di chitarre (?!?), sia acustiche che elettrificate, che innervano un suono al solito astratto e magmatico, etereo e sostanzioso.

L’introduzione di una pensosa chitarra acustica intorno al minuto 22 non è che l’abbrivio per l’esplosione, anche essa sorprendente e insolita, di una sorta di post-rock accesissimo dalle venature kraut-motorik, tutta cassa dritta e deliqui strumentali, in cui un Abrahams indemoniato è intento in una specie di boogie al piano e Swanton a mantenere tutta la tensione viva col suo pulsare strutturale. Difficilmente o forse mai in passato si è ascoltata una densità tale nei lavori dei Necks, com’è quella della sezione centrale, sezione che si protrae per 15 lunghi minuti in una sorta di estatico tributo alla reiterazione, al termine del quale la nebulosa di suoni esplosa torna magicamente nell’alveo materno delle sonorità “classiche” del trio e pure dell’album stesso, ricollegandosi alla sezione incipitaria: implosione e disgregazione, frammentazione e dispersione, quiete limitrofa all’isolamento, chiudono circolarmente Body. «This record is a labyrinth», recita la press release evidenziando le varie chiavi di lettura attraverso cui approcciarsi all’album, e noi confermiamo l’eccitazione estatica di perdersi all’interno di questo ennesimo capolavoro.

21 Agosto 2018
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