Recensioni

7.3

L’abbiamo incontrato di persona in Corso Garibaldi a Milano per la presentazione del disco, The Night Skinny. Stravaccato su una poltrona bianca con immancabili barba e cappellino, il producer ci ha parlato del suo nuovo Pezzi: pezzi in gergo sappiamo cosa indica, ed è la lettura più scontata; ma anche pezzi come il titolo che TNS dava alle audiocassette su cui registrava le varie tracce qualche anno fa, oltre – più banalmente – ai pezzi che compongono questo lavoro. Che, è ovvio ma doveroso rimarcarlo, resta il disco di un producer prima di tutto. La mano di TNS si sente distintamente in ogni traccia, e il suono rimane indubitabilmente il suo. Certo, c’è tanta gente che viene dalla trap (o che da lì è partita almeno inizialmente), ma Pezzi non è un disco trap in primis. C’è qualcosina, ma Skinny è rimasto fedele al suo suono senza mostrare il fianco a facili concessioni troppo modaiole.

L’importanza di questo album risiede anzitutto nel suo essere una perfetta fotografia del presente, con veterani (Guè e Noyz su tutti) e nuova scuola ad alternarsi senza fratture, ognuno portando il suo. Dal flow sempre più venato di blues di Luchè ai soliti voli pindarici nella metrica di Tedua (non so quanti altri sarebbero potuti stare dentro ad un beat come quello di Michael J. Fox), dai virtuosismi di Rkomi alla consueta arroganza del Guercio, il grosso della scena c’è e risponde sempre presente. L’appello però, come dicevamo, è fatto da un producer che resta sempre ben visibile dietro agli ingombranti ospiti: la melodia al piano di 6 AM, le scorie caraibiche della title track, il boom bap di Si Frate, le suggestioni argentiane di Egitto e la sorprendente coda grime di 67 e Paige Cackey, dappertutto ci sono dettagli e influenze tra i più disparati. Non è facile trovare la quadra e il giusto equilibrio tra varietà della palette, riconoscibilità del marchio e attualità della proposta, ma Skinny qui ci riesce alla grandissima.

Sarà secondario, ma anche la veste grafica è superlativa: dalla fanzine con Boogie alle 16 copertine (una per ogni pezzo) disegnate da Mecna, pure da questo punto di vista il disco è curato alla perfezione; non lasciatevi ingannare dalla cover trolleggiante. Coerenza e poliedria, presente che resta e futuro che scalpita: insieme al nuovo di Claver Gold, Pezzi se la gioca sicuramente come disco hip hop italiano dell’anno.

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