Recensioni

Per il nuovo album i Notwist usano come testa di ariete Good Lies. Che del lotto di The Devil, You + Me è forse la canzone più piacevolmente ruffiana. Ottima per rinfrescare
la memoria sia agli orfani dell’indietronica che a coloro che nel
biennio 2001-2002 erano troppo giovani, troppo distratti o
semplicemente troppo cinici per emozionarsi con l’electropop dal volto
umano di Lali Puna, Tarwater e, appunto, Notwist.
L’ovvia considerazione che segue è rappresentata proprio dai sei anni che separano questo nuovo disco dal precedente Neon Golden.
Una pietra miliare che non deve essere stata facile da gestire per il
gruppo dei fratelli Acher. Rielaborare quei ritmi singhiozzanti e
quelle melodie depresse senza passare per coverband di se stessi era
quindi un passaggio rischioso da compiere. Ciò che ne esce fuori è un
lavoro che scurisce se possibile ancora di più i suoni (vedi il trip
hop nerissimo di On Planet Off e le dissonanze laceranti di Alphabet), inframmezzando però il tutto con ballate dalle sonorità meno apocalittiche (come la ninnananna che dà il titolo al cd).
L’azzardo di The Devil, You + Me sta nel voler consegnare una serie di brani che, a differenza di quanto
avveniva in passato, preferiscono chiudersi a riccio. Almeno
apparentemente. Perché ascolto dopo ascolto ciò che prima sembra
scialbo e senza mordente in seguito riesce a raccontare una storia
anche interessante. In tal senso spiccano gli arpeggi dolenti di Gravity, il pop riverniciato di riverberi di Gloomy Planets, i titoli di coda in tono minore di Gone Gone Gone.
Per
alcuni questo disco potrebbe essere una delusione. Ma la verità è che
si tratta di un album più che dignitoso, anche se al di sotto delle
aspettative. Forse però l’importante era rimettere in moto la macchina
e ricarburare ispirazione ed equilibri interni ai Notwist. Per la pole
position l’appuntamento è soltanto rimanda
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