• ott
    14
    2016

Album

Kompakt

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Cow come la mucca dei Pink Floyd più volte citata nella prima parte della loro carriera sia a livello iconografico (nelle copertine e poster) sia a livello di sampledelia bucolica e new age (grilli, belati, favolistica, nuvolette fluffy annesse e connesse), Chill Out come il disco dei KLF di Jimmy Cauty e Bill Drummond, quel disco che in copertina aveva le pecore ma la citazione – divertita – a Gilmour, Waters e co. era poi la stessa. Dunque eccoci a riparlare degli Orb come di qualcosa di ambientale sì, ma per la prima volta senza che il suffisso house s’appiccichi a ciò che hanno composto. Nelle nuove 10 tracce no beats e no bass, ma, dicono loro, va in scena un affondo politico in reverse, un caldo manifesto ambient e in relax (vedi anche copertina col pantone arancione) contro questa contemporaneità grezza e xenofoba, e soprattutto contro questo mondo lacerato da violenza e competizione a tutti i livelli, dove si è costretti a scegliere il male minore per evitare la più catastrofica delle conseguenze, e dove ormai a livello ambientale abbiamo già raggiunto il punto di non ritorno.

Il disco, che segue a solo un anno di distanza Moonbuilding 2703 AD, lavoro che aveva segnato il ritorno su Kompakt del duo ad oltre dieci anni di distanza da Okie Dokie It’s the Orb on Kompakt, è zeppo di ricordi e di memberberry favolistici, un amarcord di treni che fischiano, grilli, uccellini, campanellini di biciclette, tanti archi vaporizzati come profumo per ambienti, speaker radiofonici sciolti nell’acqua (o nell’acido lisergico), persino trombe à la I’ll Be Your Friend tiepide e free. Insomma, tutto ciò che ci possiamo aspettare da un album ambient fatto con intelligenza dalla gloriosa ditta, ma non di quelli migliori, piuttosto un lavoro derivativo della lezione Eno o Eno & Budd (o se vogliamo anche Eno & Cluster), senza quella punta di proverbiale sarcasmo punk – vedi i gassosi drappeggi di piano di The 10 Sultans Of Rudyyard (Moo Moo Mix). Quelle che si ascoltano qui sono escursioni nell’ultramondo con poco altro se non il buon mestiere della musica sospesa. Va detto, gli Orb non commettono l’errore di comporre un disco nostalgico, dalle facili autocitazioni, ma quello di farne uno poco ispirato, quello sì.

22 ottobre 2016
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