Recensioni

6.5

Il ritorno dei Prodigy segna la carrozzeria del 2009 con un graffio che ci obbliga a ripensare all’eredità del rave. Loro e la loro eredità ardkore UK, il loro successo planetario, l’influenza su tutta la scuola nu- (Justice, Soulwax, etc.): oggi con qualche ruga in più si ripresentano alle platee di tutto il globo. E come i sempreverdi Oasis, conoscono bene le folle oceaniche sotto il palco. Da quel 2004 in cui hanno cristallizzato al mainstream l’esperienza underground degli esordi (con quel simbolo che è The Fat Of The Land) ne sono passate di mode.
Oggi Liam, Keith e Maxim riprendono gli ingredienti che li hanno resi famosi e li rivisitano con sapienza produttiva: le tastierine acide del singolo Omen, i bassi e le voci robotiche di Take Me To The Hospital, il punkettino di Run With The Wolves, l’elio nelle strofe di Warriors Dance e altri ingredienti classici che definiscono un sentire definitivamente rave innestato nei binari del rock. La mutazione mainstream è ormai compiuta da tempo. Questo ritorno conferma che la storia completamente infusa di DIYness e di vinili white label buoni per 4 o 5 parties si è consolidata e ha cambiato il nostro modo di sentire la musica d’intrattenimento.
Perché qui non siamo dalle parti della ricercatezza della Werk. Qui si punta al(la) pop(olarità). E ancora una volta si sbanca. Una conferma per chi è stato bruciato dal fuoco di Firestarter e una sorpresa per i nuovi adepti. Rave is here to stay.

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