• Mar
    01
    2008

Album

XL

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C’è solo una cosa migliore di una band con un grande songwriter: una band con due grandi songwriter. Già nell’esordio Broken Boy Soldiers (2006), Brendan Benson e Jack White si erano proposti, con successo, come la versione indie ‘00 di coppie dorate alla Lennon-McCartney, Alex Chilton-Chris Bell e così via. Il bello di quel disco, infatti, era proprio la mescolanza delle scritture – e delle voci – dei due, con il sostegno di lusso della sezione ritmica dei Greenhornes (Jack Lawrence e Patrick Keeler); una formula che in definitiva rendeva i Raconteurs qualcosa di più che un giretto lontano dai White Stripes da parte del membro più famoso.

Ed è pur vero che l’impronta e la guida di Jack – responsabile dell’assestamento della band nella “sua” Nashville – si fanno sentire anche stavolta, sin dal singolo Salute Your Solution che riparte preciso da dove era rimasta Icky Thump, organo distorto incluso; impressione confermata dai fiati mariachi della solenne The Switch And The Spur, nonché da Hold Up, trascinante e malsano rock’n’roll dove i quattro si divertono a maltrattare il sound ’70 con urgenza garage-punk. Si capisce, è un lavoro vario e ricco, ma a garantire un certo equilibrio ci sono sempre le ballate bensoniane – quasi tutte di pregevole fattura, che ve lo diciamo a fare -, da You Don’t Understand Me a Many Shades Of Black, nonché i puntuali episodi country-folk e blues (Old Enough, Top Yourself, l’epica Carolina Drama).

Tuttavia, ciò che realmente rende Consolers Of The Lonely un disco di un certo peso trascende i singoli episodi, e non stiamo parlando delle quasi-radioheadiane modalità d’uscita (come saprete, l’album è piombato nei negozi e sul web senza preavviso e promozione alcuna), o della realizzazione lampo, quasi da instant record (che pure fa tantissimo, in termini di immediatezza e freschezza). Parliamo di quell’alchimia, inspiegabile a parole, che si sprigiona gloriosa in momenti come la title track o These Stones Will Shout (che paiono direttamente ispirate dall’alto, dai santi numi Who e Led Zeppelin) e in generale informa di sé ogni secondo delle 14 tracce; quel magma a base di riff, assoli e cori che erutta caldo dagli amplificatori e non ha bisogno d’altro che di un palco su cui riversarsi. Negli anni ’60 e ’70 lo chiamavano “rock".

3 Aprile 2008
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