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7.2

Viviamo tempi bui, e anche se la crisi economica pare essere alle spalle, ha lasciato in eredità vari tic che rendono il mondo attuale un luogo di sicuro meno ospitale e confortevole. E non ci sono stati-nazione o popolazioni che possono dirsi sollevati da questa triste tendenza. Il Regno Unito si è chiuso in sé stesso. L’Est Europa terreno fertile per i populismi più biechi. Ad ovest incombe lo spettro di un mitomane che promette la costruzione di mura altissime. A sud vige la povertà, economica ma ancor più di spirito. E a nord, quel nord da molti descritto come paradiso in terra, movimenti xenofobi sembrano vivere giorni di gloria. E così, inevitabilmente, anche la musica viene contagiata da tale situazione e, a modo suo, deve scendere in campo. Certo, da anni si sente parlare della mancanza di quella canzone politica e impegnata miraggio nostalgico degli anni Sessanta. Ma è davvero così?

Gli svedesi e Radio Dept. e in particolare il loro ultimo Running Out of Love, quarto album in studio che segue a distanza di sei anni Clinging To A Scheme, sembrano confutare queste dicerie presentandosi apertamente come manifesto politico nato con l’intenzione di mostrare «come la società sia regredita su più livelli» e per parlare di «tutte quelle cose che sono andate nella direzione sbagliata… dell’impazienza che si è trasformata in rabbia». E il fine politico del duo composto da Martin Carlberg e Johan Duncanson lo si percepisce sin dal titolo della opening track Sloboda Narodu – motto dei partigiani jugoslavi che combatterono l’occupazione tedesca e italiana durante la Seconda guerra mondiale (tradotto “libertà al popolo!”) -, brano spettrale e rabbioso («But don’t ask for patience / ‘Cause we just don’t have the time / Freedom now / Freedom now») ma al tempo stesso tempo arioso e vivace, grazie al suono etnico prodotto da bonghi di chiara ispirazione madchestariana. Ma la politica, nonostante giochi un ruolo predominante – basti pensare a Swedish Gun, frecciata contro l’industria delle armi svedese e chiamata a battersi per un fine comune («When you want something done / Just take me by the hand / We’ll make them understand»), e a Occupied, centro nevralgico del disco, che con il suo ritmo martellante accompagna un testo che è totale repulsione nei confronti di capitalismo e potere – non è la sola a calcare il palcoscenico di Running Out of Love.

Il quarto capitolo discografico per i Radio Dept., che da sempre ci hanno abituato a un certo dream-indie-pop di chiara matrice scandinava, è anche un mettersi in gioco con nuove e (semi)inedite soluzioni elettroniche. Ne sono un chiaro esempio i riflessi techno-detroitiani di We Got Game (traccia che si schiera contro le brutalità della polizia), l’IDM della nostalgica Can’t Be Guilty e della più commerciale Teach Me To Forget (che in molti vedrebbero bene in cima a una qualche classifica pop del momento), fino ai bassi squisitamente baggy di Committed to the Cause (che, oltre a stupire e/o lasciare perplessi, fanno pensare di trovarsi di fronte a un tributo agli Stone Roses di Fools Gold) e il synthpop di This Things Was Bound to Happen (che strizza l’occhio ai Belle and Sebastian di Electronic Reinassance).

Running Out of Love è in sostanza un album che non mostra punti deboli ma anzi appare lineare e assolutamente consapevole di sé stesso e dell’epoca con cui dovrà confrontarsi. Non certo una delle migliori, ma quanto meno i Radio Dept. con la loro musica “impegnata” danno la possibilità al proprio pubblico di ballarci sopra.

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