Recensioni

Erano delle icone, le Raincoats. Lo sono ancora, dal momento che la citazione di The Raincoats, primo album della band, è d’obbligo quando si parla di un bel po’ di generi e questioni – non solo musicali. Delle Raincoats si sa molto, e soprattutto del periodo in cui fecero la loro felicissima comparsa. Fine anni Settanta. Scuderie nascenti Rough Trade. Gruppo femminile ma soprattutto femminista, anzi già post-femminista, probabilmente. Militanti già solo per l’essere lì, a sanzionare la propria presenza e a mettere il nome dell’impermeabile in tutte le cronache attendibili sulla nascita del post-punk e sulle prime evoluzioni più efficaci.
È difficile quando si è così intrise di ambiente, di spirito del tempo, fare a meno di quello e concentrarsi sulle canzoni. Eppure quelle di The Raincoats sono amorevolmente degli scrigni di arte vocale, delizie di armonia, piccoli esercizi di disordine, passi delicati di arrangiamento su tessuti ed angolature post-punk, violino, cori memori dell’arte vocale di una tradizione di decine d’anni prima. Se dobbiamo dire che è capolavoro, diciamolo. Poco importa; e anche qui; lo spirito del tempo porta a inquadrare The Raincoats come uno dei momenti aurorali e comunque di massima realizzazione della messthetics, sorta di movimento interno al post punk inglese (e, più specificamente, dentro a Rough Trade, insieme a Scritti Politti, Young Marble Giants, e via dicendo) che faceva di quel disordine un’estetica coerente. Si trattava di cambi di tempo, di armonia, di sfilacciatura portata a elemento compositivo, a pause interne e ripartenze; tutte cose, soprattutto l’apparente distrazione e casualità della batteria di Palmolive (sì, la stessa delle Slits), che in The Raincoats trovano cittadinanza ideale, nonché un esito mirabile.
La notizia è che dopo dieci anni di indisponibilità, questo scrigno è stato rimasterizzato, sotto la supervisione nella rifinitura proprio delle Raincoats (di due di esse, Ana da Silva e Gina Birch), e ristampato con un video e una bonustrack supplementari, a sigillare un anno di ritorno della band, con tournée americana, presentazione del documentario The Raincoats, Fairytales – A Work In Porgress, celebrazione presso ambienti LGBTQ. Si ventila un passaggio italiano, dal vivo. Abbiamo tutto il tempo di tornare a gustarci la freschezza rinnovata del primo album, a ripararci dalla pioggia…
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