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Il nuovo album del duo danese rinuncia all’unità da subito, come dice anche il titolo: si tratta infatti della raccolta delle canzoni registrate e diffuse in download al ritmo di una al mese per tutto il 2016, con la frammentarietà programmata fin dall’inizio. Lo stile consolidato di una band partita dai Jesus and Mary Chain e poi evolutasi sia verso i predecessori dei fratelli Reid (certo pop vintage anni ’50, esteso verso Duane Eddy e Lee Hazlewood), sia verso i contemporanei (il dream pop marca 4AD) e i successori (lo shoegaze), restituisce coerenza al progetto solo in parte, visto che i due sfruttano l’occasione per forzare le loro solite coordinate e sperimentare un po’.
Così, se da una parte i musicisti sono sempre loro, ovvero un gruppo che sarebbe stato benissimo nella colonnna sonora di Twin Peaks 3, dall’altra il menu si arricchisce di sapori inconsueti: si parte col synth pop notturno di The World Is Empty (Without You), si passa al doo-wop interrotto da spoken word e intriso di scorticature noise di Run Mascara Run, si arriva ai salti stilistici di una Excuses nella cui ombrosità piove a un tratto un ritornello da Destiny’s Child e poi al surf di Junko Ozawa, anch’esso con qualche sfumatura di girl-pop anni ’00, e all’electro di Scout.
E il disco prosegue così, tra Raveonettes classici, cambi di tempo, puntate nel lo-fi con inserti romantici (A Good Fight), una sambetta stile Vampire Weekend (Choke on Love), i Cocteau Twins di Fast Food, per poi concludere con i 12 minuti di Pendejo, in cui i Nostri azzardano una suite che sa di colonna sonora. Alcune sonorità ricorrenti, specie le distorsioni, fanno dubitare che le canzoni siano state davvero registrate una al mese, ma rimane un disco che azzarda bene la forzatura dei confini di uno stile che aveva comunque già visto evoluzioni.
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