Recensioni

6.9

C'è qualcosa di inconfondibilmente Sea And Cake nel depistaggio stilistico che ormai dai primi 90's la ditta Prekop, McEntire e Prewitt (più Claridge) mette in mostra con cadenza regolare. Il loro è un mestiere da innamorati, non da mestieranti. Più le canzoni sono carezzevoli in chiave white soul, più collocano il battito cardiaco nella cassa toracica androide di evidente fattura kraut wave. Così che ti ritrovi a palpitare – perchè i tre chicagoani tra le altre cose sanno scrivere buone canzoni – con un piede nei languori Style Council e l'altro nella baldanza glaciale Wire, o ancora tra i vapori dolciastri Hall And Oates e l'incedere androide Neu!.

Rispetto ai Notwist (cui ti viene da pensare ad esempio in Harps) sono simili le coordinate ma più rilassati i modi – retaggio dell'attitudine soul – e forse per questo ben più durevole e prolifica l'ispirazione. Risultato, un altro disco che sposta di poco i termini della proposta ma convince per freschezza e convinzione. Di anomalo in questo decimo album c'è semmai la comparsa d'una vena più brusca ed essenziale che rammenta i Police maturi (Skyscraper, Pacific) e un passo falso come Harbor Bridges, ma solo perché una ballad semiacustica di questo tipo stona non poco col resto del programma. Di buono ci sono pezzi come The Invitations (movenze robotiche a cuore caldo), On and On (tra svenevolezza incalzante e tensione frigida) o la title track (passo atmosferico Radiohead, esotismo onirico Corgan e miraggi beachboysiani), degne di stare tra le migliori cose targate Sea And Cake da anni (tanti) a questa parte.

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