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C’è qualcosa di paurosamente cicliclo nella società e nella politica britanniche (e non solo), se a quarant’anni di distanza una band come gli Specials torna nella sua formazione (quasi) originaria con le stesse vitalità e urgenza degli esordi. C’è un filo che lega l’Inghilterra thatcheriana di fine anni ‘70/inizio ’80 con quella odierna che vuole la Brexit. La “lady di ferro” si era insediata da pochi mesi al numero dieci di Downing Street quando, nell’ottobre 1979, sugli scaffali dei negozi comparve l’esordio omonimo della band di Coventry (Coventry, capito? L’Albione più rude e profonda che oggi guarda con sospetto agli immigrati e vota per uscire dall’Unione Europea), quello che si apriva con A Message For You Rudy e divenne manifesto di un’intera stagione del rock di protesta del Regno Unito. Una protesta uptempo, però, a base di musica allegra, da ballare, ma non per questo meno arrabbiata. Uno sberleffo anarchico rivolto più che alla Corona – ché la Corona non va oltre l’adattarsi allo spirito dei tempi, in questi casi – a un governo reazionario, chiuso, isolazionista, iperliberista, degno rappresentante della maggioranza dei suoi rappresentati.

Oggi come allora, quindi, c’è bisogno degli Specials, band celebrata a suo tempo anche per il suo approccio aperto, inclusivo, multirazziale. Tanto più che in formazione c’è stato il rientro del cantante Terry Hall, che a onor del vero è rincasato da più di dieci anni, ma sono stati dieci anni in cui la band non è mai tornata in studio. Accanto a lui, gli altri fondatori Lynval Golding e Horace Panter. Pertanto, oltre al compianto batterista John Bradbury, morto nel 2015, questa volta manca all’appello solo l’ex tastierista e principale autore Jerry Dammers (e dici poco…), il quale – però – è da quel dì che ha abbandonato la nave, dopo averla guidata – sotto altre sigle – per un breve periodo a seguire quel fatidico 1981 che segnò la fine del combo per come lo si conosceva.

Trentotto anni dopo quella prima diaspora (il gruppo si riformò a metà anni Novanta per circa un lustro, ma in compagine monca) ecco finalmente 10 brani nuovi di zecca che battagliano come ai bei tempi tra disco/funk (Black Skin Blue Eyed Boys), ska/reggae (Vote For Me, Blam Blam Fever, Embarassed By You), soul, echi tex-mex (The Lunatics) e finanche arzigogoli sydbarrettiani (Breaking Point), nonchè curiose mescolanze tra Bob Marley e free-jazz da colonna sonora poliziottesca anni Settanta (The Life And Times (Of A Man Called Depression)). Il tutto, in ossequio ai proverbiali riferimenti allargati della formazione. Encore non potrebbe essere più ispirato da rare groove e musica 70s, fate conto una versione velocizzata dei The Good The Bad And The Queen. Sulle barricate c’è la dance, gli archi sintetici molto Philli, la chitarrina ostinata, l’Hammond e le congas. Londra e Kingston andata e ritorno, insomma non manca nulla per una serata col completo e le scarpe bicolore in un club di Margate o Brighton fuori dal tempo.

Non solo. L’album ha anche una versione deluxe, sul cui secondo supporto troviamo le (belle) performance live, tutte recentissime, di alcuni cavalli di battaglia dell’ensemble, da Gangsters alla sopramenzionata A Message For You Rudy, a Enjoy Yourself, a quella Ghost Town che fu il singolo epitaffio della prima incarnazione della band. Insomma, un ascolto da gustare nella sua interezza per ammirare come il tempo, per qualcuno, sembri non passare mai.

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