• Gen
    18
    2019

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Rock Action

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Diciamoci la verità, sentivamo davvero bisogno dell’ennesimo scimmiottamento del post-punk revival? No, specie se gli argomenti a supporto sono di per sé insulsi, come nel caso del quinto lavoro degli scozzesi Twilight Sad, che – va detto – fanno parte della prima ondata britannica, quella di inizio decennio scorso, che ebbe il merito di rispolverare certe sonorità cui proprio l’Albione più profonda e operaia, in tandem con la New York liberal e intellettuale, diede i natali verso la fine dei Settanta. Ma non è che ciò basti a conferire una sempiterna patente di comprovata qualità.

Anche perché della “manita” di lavori confezionata dal duo Graham/MacFarlane in poco più di un decennio di attività, forse solo il primo ha avuto il merito – se non altro – di affiancarsi senza stonare al coro scozzese dei vari Biffy Clyro, Frightened Rabbit e We Were Promised Jetpacks. Poi, una lenta deriva – come per gran parte degli altri attori sulla scena, del resto – che nel loro caso potremmo però definire quasi macchiettistica, alla luce dei presenti sviluppi.

Salviamo veramente poco di questo nuovo full-length – il primo su Rock Action – del combo, un lavoro il cui livello medio si attesta, a voler essere indulgenti, a metà tra i White Lies più ridicoli e gli Editors più tamarri. Poca roba, davvero. Ed essere stati opening act dei Cure e adorati da Robert Smith può andar bene per il curriculum, ma le skills vanno poi confermate sul campo. Per questo album la formazione si è arricchita – si fa per dire – del supporto in studio di Brendan Smith (The Blue Nile, The Unwinding Hours) e Johnny Docherty (Take a Worm For a Walk Week, RUNGS), musicisti che da tempo la accompagnano in tour – «Ho sempre visto Brendan e Johnny come parte della band ed è ora di dirlo ad alta voce», ha affermato il frontman James Alexander Graham. Ma l’allargamento non ha dato i frutti sperati.

Un disco che nelle intenzioni vorrebbe essere oscuro, claustrofobico, ma il buio serve solo a distogliere i fari da una scrittura a dir poco dozzinale. E il titolo sembra quasi autoironico: «non sarà così per tutto il tempo». No, se continua in questo modo non potrà che andare peggio.

18 Gennaio 2019
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