• Mar
    01
    2011

Album

Columbia Records

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Ci pensate? Si sono formati appena nove mesi fa, i Vaccines, e oggi debuttano al quarto posto in classifica. Cose dell’altro mondo – quel mondo aldilà della Manica, dove i dischi si vendono ancora, i concerti sono affollati e frequenti, le riviste di settore sono lette (e persino tenute in considerazione, incredibile). Un piccolo miracolo anche di questi tempi, a ben vedere, se pensiamo che proposte omologhe e non meno valide come Chapel Club e Mirrors hanno avuto riscontri inferiori di pubblico e critica (il culto, si sa, è altra faccenda). Questi quattro ragazzi di Londra hanno dalla loro un’immediatezza e un impatto che non sono sfuggiti né alla Columbia né a quelli della BBC, che sulla spinta di un solo singolo li hanno prontamente segnalati come “il” nome del 2011. Ad ascoltare quel singolo, Wreckin’ Bar (Ra Ra Ra), viene proprio da dargli ragione: un minuto e ventidue (!) di Ramones / Phil Spector in salsa garage-shoegaze, con un canto a voce piena che niente ha a che vedere con le declinazioni wave a cui l’indie albionico – e non – ci ha sin troppo assuefatti. Questo perché il frontman, Justin Young, fino all’altroieri era un cantautore new-folk e si faceva chiamare Jay Jay Pistolet. Approccio da songwriter dunque (un po’ alla Billy Bragg, alla lontana), ed è questo che fa davvero la differenza e rinvigorisce il carattere di un progetto che altrimenti si reggerebbe esclusivamente su un paio di intuizioni  molto efficaci, certo, ma destinate inevitabilmente a soffrire la lunga distanza.

Cosa che in parte avviene perché What Did You Expect From The Vaccines, pur veloce e digeribile nella sua mezzoretta di durata, vive di alti e bassi: ci piacciono molto le schegge adolescenziali punk-pop come Norgaard (occhio alla storia sulla modella diciassettenne svedese) If You Wanna e Wolf Pack, così come le chitarre rumorose che guardano all’America di Blow It Up; un po’ meno certe vocazioni innodiche alla Glasvegas (e che un fulmine ci colga se nella ballata All In White non fa capolino Chris Martin). La formula alterna le coordinate sopraccitate, in un potenzialmente infinito gioco di rimandi che però riconduce a un’identità assolutamente riconoscibile. È certo un bene. E le canzoni? Sulla base della hit indie Post Break-Up Sex (gli Interpol fronteggiati da John Grant su parole di Jarvis Cocker?) e dei bei lentoni WetsuitFamily Friend (hidden track compresa), non possiamo che constatare che c’è trippa per gatti, e il meglio può (deve!) ancora venire. Non ci stracciamo le vesti, no – ci limitiamo a stappare una bottiglia di buon vino per i bei segnali che continuano a provenire dal Regno in questo primo scorcio di anni ’10.

23 Marzo 2011
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