Recensioni

6.9

Tante sono le vene che attraversano l’America intersecando visioni e stravisioni oblique, squarciando e scardinando prospettive sul bordo scosceso di frontiere dove ogni legge ipotizza anche la propria assenza, così tante e varie insomma che una band così e un disco così non sono certo una sorpresa ma la norma. Nati dall’incontro (presumibilmente) alcoolico ad un party nel 2003 tra il chitarrista Kurt Vile ed il cantante, chitarrista e tastierista Adam Granduciel, i The War On Drugs da Philadelphia debuttano in lungo azzardando impudenti coordinate dove la tradizione è allucinata, la ballad una fatamorgana pastosa, ogni spinta propulsiva anche un galleggiare tra estasi febbrili e intossicazioni liriche.

Ovvero, sembra un battello ebbro con Springsteen e Dylan nocchieri intanto che la ciurmaglia smeriglia suggestioni My Bloody Valentine, Waterboys e al limite pure Sonic Youth. A Needle In Your Eye #16 e Arms Like Boulders sembrano appunto cavalli scossi nella trama sonica di jangle radioattivi e organi svisanti, Taking The Farm e There Is No Urgency si aggirano tra campi di battaglia immaginifici come dei Grant Lee Buffalo aizzati dagli Arcade Fire, la lunga Show Me The Coast s’incaglia tra reiterazioni vetrose come un Tom Petty stordito da vapori Brian Eno, mentre la conclusiva Barrell Of Batteries potrebbe essere il cucciolo lo-fi stranito di nonno Neil Young e zio Langhorne Slim.

Un disco cui forse manca un po’ di sagacia compositiva per imporsi come entità a sé stante, ma che rappresenta al meglio la fruttuosa frizione tra Americana e contemporaneità.

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