Recensioni

Quella dei Wombats sembra, almeno per ora, una carriera in discesa continua e, in un modo o nell’altro, sempre leggermente fuori tempo. Nati con il revival punk e l’esplosione dell’indie a Liverpool, i Nostri aprono i battenti con un The Wombats Proudly Present: A Guide to Love, Loss And Desperation che, seppur inserito in un contesto indie pop saturo (vedi Maccabees, Good Shoes, Foals, Bloc Party, Editors, tanto per citarne un po’), è un disco adrenalinico, irriverente e divertente, oltre che ben suonato. In preda all’hype, cavalcando l’onda del successo e sfruttando i giornali che urlavano “the next big thing”, The Wombats registrano poi The Wombats Proudly Present: The Modern Glitch, una virata synth pop che ridimensiona i liverpooliani, indicando una vena artistica in esaurimento.
In uscita ad aprile 2015 via 14th floor/Warner Bros, Glitterbug è un condensato grigio di canzoni synth pop scontate e fuori tempo massimo, in una Inghilterra che ha lo sguardo rivolto altrove. Quello che colpisce di più è la completa mancanza di ambizione, come se i Nostri si accontentassero di fare i pupazzi a qualche qualche summer festival adolescenziale. Le tredici tracce sono abbastanza omogenee e, tranne qualche rara eccezione, come The English Summer (dal suono più garage e lo-fi), il gioco risulta sempre il medesimo: il synth detta la melodia e basso, chitarra e batteria la seguono.
I testi, del resto, non sono in grado di bilanciare la monotonia del suonato. Be Your Shadow e Give Me a Try suonano glam-pop al diabete, con Murphy a raccontare – in modo piuttosto mediocre – del proprio insuccesso sentimentale con una ragazza americana, idea che tra le altre cose sta alla base dell’album. L’unico episodio a discostarsi dalla disfatta è la opening track, Emoticons, che rappresenta il fallimento dell’amore ai tempi della tecnologia e spiega le emoticons come un tentativo effimero di manifestazione amorosa.
Tra i pezzi da salvare abbiamo Greek Tragedy e Your Body Is a Weapon (quest’ultima già uscita in free download nel 2013), e va detto che l’album è tanto ben prodotto (da Mark Crew, già sul pezzo con Bastille) quanto sconclusionato e sconnesso. E non c’è da meravigliarsi se questa volta nel titolo manca la formula “The Wombats Proudly Present”. C’è ben poco per cui essere orgogliosi.
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