• Lug
    01
    2006

Album

X! Recs

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C’è chi ha preso la notizia come un fulmine a ciel sereno, chi invece non aspettava altro. C’è chi, forse, resterà un po’ deluso e chi, in fondo, non ne sentiva il bisogno. Comunque sia, l’uscita di The Eraser potrebbe avere un peso rilevante nell’annata musicale in corso, non tanto per ciò che significa in sé – il debutto solista (per quanto lui abbia deprecato l’uso di questa parola, presentando il disco) di Thom Yorke, con tutto il rumore che ne consegue -, né per il ruolo che si trova ad assumere in questo momento della storia dei Radiohead – una sorta di diversivo in attesa del successore di Hail To The Thief, con il gruppo attualmente senza contratto discografico né una deadline per la pubblicazione dei nuovi brani che, per inciso, in questi mesi vengono rodati sul palco.

C’era bisogno di quest’album perché, finalmente, le aspettative gigantesche che sorgono costantemente intorno alla band di Oxford sono portate su un piano più sopportabile e, in definitiva, umano. Presentato in veste fieramente indipendente, The Eraser è soltanto il lavoro elettronico di un cantautore, ovvero un disco di canzoni al laptop nello stile Radiohead post-Ok Computer: melodie tormentate, atmosfere spesso claustrofobiche, qualche mirabile apertura pop; tutto incentrato su sample, beat e blip di scuola Warp – nati da giochi di cut & paste del producer Nigel Godrich su alcune bozze che il cantante aveva in archivio, come rivelato in un’intervista a “The Globe and Mail” -, più qualche loop di chitarra e un po’ di basso, batteria e piano all’occorrenza.

Ciliegina sulla torta, una ritrovata voce – reale fulcro di queste canzoni – e liriche maggiormente accessibili, nelle quali Yorke ripresenta la sua consueta visione cupa del presente,  in un mix tra pubblico (Harrowdownhill, ispirata dal suicidio di D. Kelly, ispettore britannico in Iraq) e privato (The Eraser, ritratto della nuova vita familiare insieme ai due figli).

Una sostanziale conferma della tesi secondo cui la svolta elettronica di Kid A sarebbe stata principalmente farina del suo sacco, suffragata dal possibile mancato coinvolgimento di Godrich nel prossimo album dei cinque (al desk di produzione si è seduto per alcune sessioni Mark “Spike” Stent); se due indizi fanno una prova, The Erasersancirebbe una sorta di divorzio in casa e, implicitamente, farebbe presagire un ruolo marginale dell’elettronica nel futuro suono dei Radiohead (come dimostrerebbero le registrazioni pirata degli ultimi concerti).

Messe da parte le supposizioni del caso, restano le nove canzoni dell’album: alcune molto belle (quella gemma che è la title track, il groove di Black Swan, la kraftwerkiana Atoms For Peace), altre meno (Skip Divided e The Clock, le più deboli del lotto), altre ancora a ripercorrere sentieri recentemente battuti (Harrowdownhill e And It Rained All Night riportano a The Gloaming, Cymbal Rush riprende There There), senza che comunque vengano mai meno la complessità e la profondità a cui siamo abituati. In ogni caso, niente di veramente nuovo; solo il naturale conforto, con annesse conferme e smentite, che la dimensione solista può dare. A conti fatti, c’è solo da sentirsi sollevati…

10 Luglio 2006
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