Recensioni

5.7

Una svolta radiofonica era ipotizzabile, ma non ovvia. Dopo il piccolo scrigno indie di In Our Space Heroes Suits, un’alternativa a probabilità forse maggiore era una replica fotocopia che cercasse di replicarne l’onda. Le cinque ragazze svedesi sono ancora giovanissime e nella gioia dei vent’anni l’attenzione della cerchia dei club indie non sembrava necessariamente dovesse intaccarne l’approccio.

In Daydreams And Nightmares, produzione Whichita / Cooperative, tutto o quasi è invece cambiato, sia nella scrittura che nella produzione. La prima non cerca più la semplicità e l’efficacia ma segue direzioni che ogni tanto sembrano perdere l’orientamento. La seconda, a sua volta, imbriglia la messthetics dell’organico, appiattendo le tastiere, pulendo dove prima si decideva di non correggere, tirando una linea dritta verso suoni meno connotati da un universo indie, per quanto leggero e già spendibile. La voce di Linnea Jönsson, trascinatrice nell’album d’esordio, non rimanda più al Northern soul; le chitarre – e le tastiere – non ricordano più il primo post-punk, ma semmai occhieggiano al pop marcato Cure (Can't Find Entrance): inquadrando col grandangolo, si è passati dalla leggerezza dei wultitzer di fine Settanta alla pillola indorata degli Ottanta inoltrati (Help Me Close My Eyes). Reaching Forward, brano numero uno della scaletta, sembra essere su più fronti il manifesto di quanto detto. Un manifesto radio-oriented, con poca personalità e senza più un briciolo di quella freschezza trascinante dell’esordio.

Non tutto il disco, per la verità, soffre la stessa povertà differenziale. Non il singolo Fuckarias, che però, posizionato così com’è a metà disco, pare un baricentro forzato. Risparmiamo anche I'll Be Yours (con tanto di video sulla quotidianità, dove la band recupera qualcosa in leggerezza) e soprattutto One Day Forever, forse il brano più convincente, che conclude il lotto lasciandone tutto sommato un buon ricordo, e soprattutto un’impressione di crescita. A quanto pare, insomma, le TDD cercano la propria maturità. Il vero problema è che si vede il gesto di cercare.

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