Recensioni

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Come fa della musica fregiata con la scritta “Estetica del disordine” a essere così dolce, forse effimera, fugace, comunque godibile, spensierata? Ce lo chiediamo ancora oggi ascoltando Young Marble Giants e Raincoats. Certo allora i risultati provenivano da un lavoro sulla tradizione – Sixties o pre-Sixties, rispettivamente – e non si trattava eminentemente di musica disimpegnata. Però quell’interrogativo torna oggi, a mettere in dubbio quello che si dice in giro di queste cinque ragazze che ci suonano e cantano quei giorni danzanti. Ma quali giorni allora? Effettivamente Actionman è un pop primi Sessanta, con tanto di glockenspiel. Ma se ascoltiamo la traccia che prende il nome dalle Those Dancing Days ci accorgiamo che proprio la messthetics sopraccitata prende il sopravvento, insieme a XTC, una tastiera rubata a un campo da baseball, una produzione che dagli Ottanta (Spaceherosuits) e dalle accortezze del primo Smith ha preso molto. Run Run, per esempio, inizia come California Über Alles dei Dead Kennedys, e però poi si trasforma in una solare e veloce ballata r’n’r con tanti di cori zuccherati e un breve giro di chitarra di scuola Easy Cure. Certo non c’è la coesa incoerenza e la tenerezza disordinata dei live, in In Our Space Heroes Suits, ma l’opinione rimane ferma in tutto il disco, semmai alimentata con nuovi giochi possibili, mai sottratta di qualcosa. La purezza rimane la chiave per addentrarsi nel mondo compiuto, acerbo solo per anagrafe, delle TDD. Non importa che le loro derivazioni, che sembrano disseminate con studio e calcolo, siano in realtà derivate da chi poco prima di loro lavorava a un recupero di quella fine dei Settanta che a sua volta guardava al decennio prima. L’unica conclusione è che non si vuole augurare nulla a queste ragazze, né che migliorino, né che rimangano così, né che facciano altri dischi. Qualsiasi strategia rischierebbe di intaccare la loro freschezza

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