• Nov
    01
    2012

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INDUSTRIAL RECORDS Ltd.

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È doloroso tornare sulla vicenda Throbbing Gristle, innanzitutto perché è la storia della band ad essere caratterizzata da profonde lacerazioni sia umane che musicali. Nei TG, vita, morte e musica sono sempre stati un tutt’uno, così come le scelte dei componenti della band, sempre urgenti, estreme, massacranti. L’intera vicenda della formazione britannica si può così riassumere in un grande taglio sulla tela. Una storia di final report, missioni di anime morte, scelte radicali dalle quali non si può tornare indietro. E nondimeno la vicenda di quattro persone umanamente e artisticamente mosse da altrettanto vitalistiche scelte di resistenza e desistenza.

L’abbandono di Genesis P. Orridge durante la final leg del tour del 2010 – distrutto da tre anni di lutto per morte di Lady Jaye – che chiuse definitivamente il capitolo reunion della band, è stata una mossa in tal senso. È servita per salvaguardare il progetto dal peggio, tanto quanto quella di Chris Carter, Peter “Sleazy” Christopherson e Cosey Fanni Tutti di tenere in vita il cadavere. Dopo l’annullamento della gig di Praga e la conferma al Festival Gender Bender di Bologna, la nuova formazione si battezzava quell’anno X-TG, lo stesso nome sotto il quale esce questo doppio album inizialmente – ed erroneamente – accreditato alla sigla Throbbing Gristle. Quella sera, all’Arena del Sole, c’eravamo, e abbiamo assistito a un concerto con Carter e Fanni Tutti ai 4/4 e droni, e con un Christopherson attrezzato di theremin, voci filtrate e altri strumenti a fiato autocostruiti. Uno show musicalmente vario e d’esperienza, con rigurgiti di D.O.A., già a suo tempo “bollettino finale”, eppur privo degli strappi e delle lacerazioni psycho-horror-thrilling che le gig a quattro erano in grado di garantire con lancinante – e quasi masochistica – precisione (zenit puntualmente raggiunto durante la trasmissione dei vecchi filmati del COUM Transmission).

L’affresco della data bolognese era stata una sintesi delle recenti evoluzioni dell’industrial originaria con le varie correnti art-techno, isolazioniste, elettroacustiche, noise, drone ottimamente metabolizzate, ma anche un bel film senza reali presupposti. Lo stesso lungometraggio a cui assistiamo oggi nel commiato The Final Report, inciso tra il 2009 e il 2010 negli studi di Norfolk, e nell’omaggio al Desertshore di Nico, diverso per formato (canzone), approccio (industrial-techno-pop-rock) e ospiti al canto (Antony di Antony and the Johnsons, Marc Almond, Blixa Bargeld degli Einstürzende Neubauten, l’attrice Sasha Grey e il regista Gaspar Noé) ma pressoché identico nei risultati artistici.

Come i Battles di Gloss Drop, ovvero la band al netto del solista ad apparecchiare le scenografie e i cantanti/guest star ad interpetare se stessi, gli X-Tg del cover album allestiscono un all star set industriale per il pubblico industriale di ieri e di oggi. L’idea del lavoro era nata dal solo Christopherson nel 2006 a Berlino e doveva trovare attuazione nel dicembre di quel fatidico anno con le musiche che Chris & Cosey preparono alla fine del tour. Morto Sleazy, la coppia ha concluso il lavoro chiamando gli amici di una vita a omaggiarlo. A conti fatti, il lavoro non sfugge ai limiti delle operazioni di questo tipo. La performance di Bargeld risulta la più intensa e carismatica (Abschied, Mutterlein), Marc Almond è bolso (The Falconer), Antony, al solito, bravo, ma nessuno di loro ha cantato Nico come se non ci fosse un domani. Gen lo avrebbe fatto.

30 Novembre 2012
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