Recensioni

8

Non è tempo di celebrazioni per i Throbbing Gristle. O meglio, lo sarebbe ogni singolo giorno se questo fosse un mondo migliore. Accontentiamoci perciò di questa copiosa messe di ristampe che festeggia degnamente lo scioglimento dell’accordo con la Mute e il ritorno sotto il vessillo storico della Industrial Records.

A venire ristampati in questo primo gruppo sono 5 uscite targate TG, divise tra i primi 4 album “ufficiali”(The Second Annual Report Of TG, 20 Jazz Funk Greats, D.O.A. The Third And Final Report Of TG compreso il live in studio Heathen Earth) e il compilatorio Greatest Hits. Entertainment Through Pain, sia in vinile rimasterizzato e limitato a 2000 copie worldwide, sia in compact disc, con le edizioni dotate di secondo disco bonus, booklet con note di copertina nuove di pacca e edizione cartonata con gustoso apparato iconografico d’annata.

Degli inglesi è stato detto praticamente tutto ormai (anche in una nostra lunga monografia). Della loro importanza socio-culturale, prima ancora che musicale. Del loro affronto al tradizionale fare musica, della loro ricerca sonora che ancora oggi fa proseliti. Dell’insegnamento che volenti o nolenti il loro agire ha avuto su chi volesse fare certa musica a venire (do you remember il termine “industrial”?). Del portato extra-musicale da agitatori culturali, prima ancora che da musicisti tout court, pronti a minacciare il benpensante e sconvolgere trasversalmente la (allora nascente) società dello spettacolo. Delle loro performance ottundenti per parossismo e crudeltà.

In questa ottica vanno perciò riconsiderati gli album “ufficiali”. Mere propaggini di una idea musicale completamente distante dalle dinamiche discografiche tradizionali, che dalle fotografie del continuo divenire musicale del quartetto in totale free-form e reinvenzione perenne dei primi lavori (i live di Second Annual Report) arrivava mano mano ad una “normalizzazione” non della proposta in sé, quanto delle modalità di registrazione e delle forme in cui presentarla (le “canzoni” di 20 Jazz Funk Greats, soprattutto). Detto che cose epocali come Persuasion, Hamburger Lady, United, What A Day andrebbero in heavy rotation nel mondo migliore di cui nell’incipit, ad attirare l’attenzione sono i bonus-cd.

Istantanee più fedeli possibili della fase evolutiva del gruppo, fotografato sia in edizioni standard – il 7” Five Knuckle Shuffle e relativa b-side contenuto in D.O.A.; il 12” Discipline che accompagna 20 Jazz Funk Greats; il 7” Subhuman in Heathen Earth; un paio di unreleased mix datati 1981 di The Old Man Smiled e AB/7A nel compilativo Greatest Hits – che soprattutto nei miasmi live delle esibizioni. In edizioni numericamente inferiori a quelle relegate negli antologici ed esaustivi box TG24 e TG+, questi dischi bonus offrono la possibilità di comprendere l’essenza ultima del progetto TG. Scardinare cioè dalle fondamenta il music business tradizionale: dalla forma canzone stessa, travisata, smostrata, violata ad ogni sistematico affondo su palco. Che fosse quello della Sheffield University del 1980, di qualche college londinese o di più mitizzati luoghi come la Factory mancuniana del 1979 (il live cd in dote con 20 Jazz Funk Greats), poco importa(va). A noi come ai quattro cavalieri della (industrial) apocalisse.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette