Recensioni

7.3

Thurston Moore combatte da sempre battaglie politiche e culturali con un approccio attivo, in cui l’arte è mezzo di empatia e resistenza. In quest’ottica vanno inquadrate le molte iniziative artistiche di cui è protagonista e promotore: dagli happening poetici, passando per la cura di mostre contemporanee, fino all’apertura a Londra di quell’avamposto di socialità contro il male, che è il record store Daydream Library Series. Uno spirito che continua nel nuovo By The Fire con il cui il Nostro, dopo le composizioni avant del mastodontico Spirit Counsel, torna alle canzoni. Ad affiancarlo ci sono ancora una volta Deb Googe dei My Bloody Valentine al basso e cori, Jon “Wobbly” Leidecker dei Negativland all’elettronica, James Sedwards alla chitarra, Steve Shelley dei Sonic Youth e Jem Doulton, ad alternarsi alla batteria, nonché Eva Prinz, in arte Radieux Radio, che scrive la maggior parte dei testi.

L’album, una summa della carriera di Moore, parte con due brani nel complesso piacevoli ma eccessivamente autoreferenziali, ovvero l’esaltazione naïf dell’amore narcotico di Hashish, che pare una rivisitazione aggiornata della sonicyouthiana Sunday, mentre la successiva Cantaloupe suona come un outtake di Dirty, rinvigorita dall’assolo consapevolmente rock’n’roll di Sedwards. Ma dopo un inizio che non decolla come dovrebbe, le cose prendono tutta un’altra piega e gli umori rimbombanti della band madre si dilatano, rimandando alla produzione più recente del Nostro. Così le lunghe Breath e Siren rileggono Washing Machine traslandolo in lunghe e puntuali composizioni dalla commovente catarsi melodica, in cui le parole trovano spazio nell’alternanza di stratificazioni armoniche imponenti, scorticature alla Swinsuit Issue, improvvisazioni e tagli contundenti.

Tutto merito dei consigli dello spirito che tornano a colpire nell’ancora più interessante Locomotives, storia di confini che mortificano la libertà umana, raccontata con un esplosivo mix di krautrock, tribalismi à la Pop Group e ambient noise chitarristico, come anche nel minaccioso motorik insistito di They Believe In Love [When They Look At You]. Due brani dove il basso della Googe pulsa al massimo grado e l’eleganza elettronica di Wobbly è più efficace che mai. Rimangono i passaggi per sole chitarre e voce di Calligraphy e della stupenda Dreamers Work, che ci restituiscono l’autore di Psychic Hearts e Trees Outside the Academy più riflessivo e in parte meno audace, ma nondimeno tenacemente proteso con ottimismo verso il futuro. Mentre ci accompagna all’uscita Venus, uno strumentale à la Spirit Counsel che non aggiunge nulla, ma chiude dignitosamente con il suo massimalismo cosmico.

By The Fire è un album per certi versi strano, visto che, al netto di una certa mancanza di coesione e di qualche momento che sa troppo di già visto, convince con alcuni brani illuminanti che pervadono con la loro indole tutto il resto. In questi casi emerge una scrittura lungimirante, capace di allargare in modo originale il senso della forma canzone e di evocare un pensiero realmente positivo.

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