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7.6

Il nuovo capitolo solista di Thurston Moore è un imponente lavoro strumentale che parla di illuminazione attraverso le influenze che da sempre alimentano la creatività dell’ex Sonic Youth. Un importante punto di arrivo di un percorso che ha fatto della ricerca una vera e propria necessità: da un lato l’indie rock, dall’altro il linguaggio più prettamente d’avanguardia, che lo ha visto coinvolto in un’infinità di situazioni. Due direzioni perseguite con eguale ostinazione e che nel tempo si sono spesso toccate e a volte sovrapposte.

La forza di Spirit Counsel sta proprio nell’affrontare il contrasto tra materialità e (tr)ascendenza, armonia e caos, con un approccio che traduce la primordiale carica creativa dell’indie rock in una prospettiva di ricerca, pagando un evidente e voluto tributo ai consigli dello spirito cui rimanda il titolo, ma filtrandoli con uno sguardo personale. E se il precedente Rock n Roll Consciousness si immergeva nella psichedelia, questa viveva soprattutto nell’esasperazione del concetto di flusso, nell’esplorazione della componente dronica del suono che da sempre caratterizza lo stile del musicista e che in Spirit Counsel si distende completamente in tre lunghe tracce (suddivise in altrettanti dischi).

Così, in Alice Moki Jayne – omaggio politico e femminista ad Alice Coltrane, Moki Cherry e Jayne Cortez – il Thurston Moore Group allargato alla chitarra di Jen Chochinov e all’elettronica di Wobbly (e con Jem Doulton alla batteria al posto di Steve Shelley), si cimenta in una puntuale composizione nella quale aleggiano gli spettri delle sinfonie di Glenn Branca (di cui Moore è stato allievo diligentissimo) e alcuni slanci armonici di Chatham, ma che espone principalmente tutte le ossessioni musicali del Nostro (con lo spirito della gioventù sonica sempre presente). È un brano che brilla per la gestione perfetta dell’elemento tensivo, che incastra in modo complesso umori molto differenti, e che partendo da rarefazioni ambientali evolve in massicce cavalcate rock dal retrogusto kraut, esplodendo poi in assalti noise per rilassarsi e infine riemergere carico di distorsioni metalliche. Il diretto omaggio al maestro Branca arriva con la traccia per sola chitarra 8 Spring Street, tanto intima quanto viscerale e corrosiva, che traduce l’energia psichica in sovrapposizioni di vortici armonici fino a ottenere una densa consistenza rituale. La finale Galaxies si ispira al genio cosmico di Sun Ra ed è una composizione per ensemble di 12 chitarre a 12 corde, che nella prima parte vuole catturare il suono dell’ecosistema terrestre per poi inoltrarsi nella contemplazione del rumore stellare. Tra scorticature elettroacustiche e aperture estatiche, l’intenso slancio poetico del brano innalza muri di suono che implodono in riflessivo raccoglimento.

Spirit Counsel si rivela un’opera profondamente ispirata e complessa, gestita con grande naturalezza e proprietà di linguaggio. Un lavoro in grado di riattualizzare le lezioni del passato senza risolverle in pura filologia, anzi arricchendole di inediti slanci e prospettive.

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