• apr
    07
    2017

Album

City Slang

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A tre anni di distanza dalla validissima prova Hot Dreams (7,5 su SA), continua il percorso in black&white dei Timber Timbre. La formazione canadese con Sincerely, Future Pollution plasma una versione possibilmente definitiva dell’idea vagheggiata nei precedenti album ed arrivata ora ad un suo compimento. È Taylor Kirk a fornire indizi su un disco che ama definire «The cinema of a dizzying dystopia, rattled by the science fiction of this bluntly nonfictional time». Tradotta in musica, questa affermazione sta ad indicare che le affascinanti atmosfere folk apprezzate in precedenza, cedono il passo a soluzioni più cinematiche e fantascientifiche, pur mantenendo il caratteristico umore creepy e spooky.

Un impianto del genere sembra quanto mai adatto a raccontare con mirabile verismo il post-tutto dei nostri giorni, con un focus particolare sul truce e complicato 2016. Preceduto dal singolo Sewer Blues, l’intero lavoro gioca sui rapporti di forza tra un passato definitivamente perduto («Timing’s off and everything’s lost and I know it / I recall velvet gloves and spit and your embrace And I wanted nothing else») e un futuro incerto e confusionario («Hollywood halo, the UFO light oozing from every screen/Western questions, desperate elections, campaign Halloween»). In mezzo c’è un presente da fronteggiare, una società immersa in un mondo alieno («And I felt like half a man, the king of devotion, his death on Instagram»), paurosamente inghiottita da una bolla di indifferenza. Nessuna ideologia è più stabile, nessuna certezza ci rassicura più, perciò il domani non è che una chimera vista attraverso una lente opaca e sfocata. La soffocante atmosfera post-apocalisse industriale di Sincerely, Future Pollution ne è l’emblema, e non lascia spiragli di riscatto. Ad impreziosire il quadro, spigolature gotiche e gaze dall’incedere maestoso, e il massiccio uso dei synth (Velvet Gloves and Spit, Grifting, Moment) che ha contribuito in maniera determinante a dare all’intero lavoro un tocco di passatismo moderno tanto quanto un percettibile french touch nelle sue parti strumentali (Skin Tone e Bleu Nuit ricordano passaggi degli Air).

In oltre dieci anni di carriera i Timber Timbre non hanno perso un briciolo di ispirazione, raffinatezza o sensibilità e, nonostante l’apparenza, non sembrano spaventati dal futuro. Il loro campo di ricerca è divenuto più ampio, alcune sonorità si sono fatte più marziali, la struttura dell’album più quadrata. Sincerely, Future Pollution è il loro miglior album o perlomeno il più completo sul piano concettuale.

7 aprile 2017
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