Recensioni

7.1

In fondo se la macchina dell'hype è andata subito su di giri non è nemmeno colpa loro: l'etichetta è la Warp, i nomi coinvolti sono la stelletta della scena di Glasgow Hudson Mohawke e il beatmaker di Montreal Lunice e naturalmente l'accoppiata prometteva fuochi d'artificio, avendo in pancia le potenzialità di producing più estrose del wonky odierno ed essendo il formato EP un contesto ideale per sollevare il coperchio e osservare cosa bolle in pentola nell'indagine beats in essere.

Il tanto atteso eppì invece si consolida su un intelligente situazionismo wonky e ribadisce l'attenzione sulle peculiarità del Glasgow sound, riprendendo in mano le immersioni liquide dell'aquacrunk (Bugg'n, post-hop come se piovesse resina), le bassline grasse che confermano la vicinanza al dubstep (Goooo, quell'inquietudine psicotica di cui solo certo wonky è capace), il perfezionismo ritmico del migliore estro britannico (Easy Easy mai scontata e in equilibrio costantemente instabile) e – of course – l'indispensabile iniezione footwork di Higher Ground, l'esempio più compiuto ad oggi di quell'affinità elettiva innegabile tra juke e wonky.

Tutto ben curato e orientato alla massima resa, anche se chi ha seguito attentamente i due producers avrà gà sentito tutto sugli EP Stacker Upper e Satin Panthers. Fosse stato un album l'effetto sarebbe stato più forte, visto che un full-lenght che faccia il punto della situazione sul wonky recente manca ancora all'appello (Glass Swords era più orientato a spingerne avanti i limiti). Nei quindici minuti di EP non è venuta fuori la bomba atomica, ma piuttosto una collezione di groove potenti e possenti che restano sapientemente entro la scia della facile comprensione. Per chi volesse la vera avanguardia, invece, c'è sempre Aquadrop.

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