Recensioni

Quanto mancano i Modest Mouse della trilogia This Is a Long Drive for Someone With Nothing to Think About / The Lonesome Crowded West / The Moon & Antarctica? Molto. Moltissimo. Non è tanto una questione di estetica – tutta nostalgia lo-fi 90s in netta contrapposizione con la patina hi-fi delle ultime cose di Isaac Brock e soci – quanto invece di suggestioni da on-the-road alternativo catalizzate da scelte stilistiche ben precise, in primis da quell’incrocio di chitarre sbilenche, banjo e linee melodiche ubriaco-piagnucolanti.
Il progetto newyorkese Told Slant è probabilmente quello che, nell’attuale panorama musicale, si avvicina maggiormente a quelle atmosfere, prediligendo però un cantautorato dimesso ed emo-friendly alle taglienti e liberatorie sferzate rock. Più che ad un progetto confinato, siamo di fronte ad una sorta di collettivo (guidato da Felix Walworth, il quale utilizza pronomi gender-neutral) ruotante attorno all’esperienza The Epoch, una comunità multidisciplinare di artisti DIY tra i quali spiccano Emily Sprague (Florist), Gabrielle Smith (Eskimeaux) e Oliver Kalb (Bellows). Musicalmente, il microcosmo The Epoch (interessante in questo senso il documentario autoprodotto “The Epoch Is ___“) può essere visto come un ramo particolarmente spesso e localizzato (New York è la base operativa, ma il raggio d’azione si estende fino a Philly) della maxi-scena Bandcamp-pop con tutti i crismi – e gli stereotipi – annessi. Going By è invece l’opera seconda di Walworth e compagni e complessivamente ha il pregio di affinare il comparto sonoro senza perdere di vista le tendenze minimali e vagamente artistoidi della band già rintracciabili nell’esordio Still Water.
All’interno di Going By, Tsunami è probabilmente l’affresco che meglio condensa (in ottica pop) l’intera proposta dei Told Slant, con i suoi intrecci di chitarre twinkly, il banjo e l’immediato manifesto «Isn’t this silly and aren’t you beautiful?» cantato a più voci da alcuni esponenti simbolo dell’Epoch e le Girlpool. Lo stesso tema viene poi ripreso nella conclusiva Cannon Balls, arricchita da una seconda domanda che dona un ulteriore chiave di lettura: «why are we treating each other like animals?». Dietro alle pelli della sua batteria Felix si agita borbottando versi da poeta naïf con una passione melanconica/melodrammatica incredibilmente vulnerabile, mentre il resto della formazione disegna dissonanze emo-folk che tagliuzzano la tradizione americana per riproporla in una veste scomposta caratterizzata dalla slowness sadcore. Low Hymnal possiede un retrogusto vagamente indie anni Zero e funziona nel repeat dell’altro anthem del disco («you can battering ram this life»), Wappingers Creek (un torrente che scorre a cinquanta chilometri a nord di New York) fluttua lievemente tra canoni bucolici, mentre Sweater si muove tra i solchi di una Blue Cadet-3, Do You Connect? d’annata.
Going By esce inevitabilmente vincitore sulla breve distanza e sui singoli episodi, in quanto alla lunga l’approccio vocale (eccessivo, per usare un eufemismo) di Felix e qualche oh-oh-oh di troppo appesantiscono il tutto, rendendo poco agile e lievemente respingente l’intera esperienza. Ciò nonostante, all’interno dei trentatré minuti (con)vivono elementi che – se opportunamente dosati – potrebbero dare vita ad un piccolo classico.
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