Recensioni

La costruzione di una leggenda indie vuole che il talento sia superiore alle avversità della vita, che lo straordinario entri nel quotidiano, stravolgendolo. Specialmente se si tratta di un musicista all’esordio, che sia qualcuno che arriva dal nulla, out of the blue, con la promessa di divenire una stella luminosa. In questo caso gli ingredienti ci sono tutti, a cominciare dalle coordinati geografiche: Nashville, USA. Si aggiunga poi una Gibson regalatale dai genitori solamente il Natale di un anno fa che però le permette di realizzare in solitaria un disco intero. Senza tralasciare una sensibilità da spleen post adolescenziale che si spalma su di una copertina in bianco e nero: ecco Mackenzie Scott, in arte Torres, che esordisce autoprodotta, come i migliori enfant prodige.
L’omonimo album è un rapporto carnale tra le scheletriche architetture musicali, la Gibson e raramente poco altro, e la voce intensa della giovane cantautrice. Il risultato è un mix tra indie art pop che rimanda direttamente alla PJ Harvey dei 4-tracks demo o alla Cat Power più intimista e sofferente. Pur con timbri vocali completamente diversi, in alcuni momenti (Jealousy and I) si tocca quella sensibilità tutta femminile che è tornata in auge nel mondo indie con l’exploit di Anna Calvi. Ma la Scott ci aggiunge un tocco di dolente psichedelia da deserto, come di un Jason Molina (November Baby, Come to Terms) al femminile, oltre a tocchi da alt.country marca Wilco (Moon & Back, con tanto di violini), un furbo richiamo alle chitarre novanta che stanno oramai sotto i riflettori (When Winter’s Over). Piace meno la voce effettata su Waterfall, ma è da apprezzare l’eclettismo che tocca anche lidi più elettronici. Come in Chains, quasi un nu-soul-ambient bianco che potrebbe stare in un disco di James Blake, ma che a ben guardare è una rielaborazione del blues-rock di Jack White.
Con quella faccia lunga e l’aria sfighina non ci sarà da sorprendersi se la ragazza di Nashville farà colpo sul pubblico indie. Il talento non sembra mancare. Per la leggenda la strada è ancora lunghissima. Run Baby Run…
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