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Tornare a scrivere musica dopo un album doloroso, intenso e commovente come Stage Four (2016) non deve essere stato facile per Jeremy Bolm – leader dei Touché Amoré – e compagni. Per quanto quel disco fosse catartico nell’elaborazione del lutto, nei quattro lunghi anni successivi i californiani hanno preso tempo pubblicando nell’estate del 2019 Dead Horse X (ovvero una versione ri-registrata, in occasione del decennale, dell’esordio …To the Beat of a Dead Horse) prima di abbracciare completamente lo sviluppo del quinto album, Lament.

Non era neanche facile riuscire a rimanere – ancora una volta – su ottimi livelli qualitativi dopo il probabilmente irraggiungibile Stage Four e qualche dubbio della prima ora era già sorto quando si era saputo che a produrre l’album sarebbe stato Ross Robinson (quelli della mia età se lo ricordano come “il produttore del nu metal” con in curriculum alcuni album da novanta ma anche molta robaccia) tanto per alimentare i consueti pensieri/pregiudizi del tipo “raggiunto l’apice possono solo calare”. Eppure tutto è andato per il verso giusto: i Touché Amoré ci consegnano undici nuove tracce nelle quali sgorga imperterrita quella profonda genuinità post-hardcore senza compromessi ma – contemporaneamente – alla portata di tutti che li contraddistingue da tempo. La produzione di Robinson non è invadente e non snatura di una virgola un suono ormai rodato imbastito su chitarre che sanno essere taglienti, energiche o rarefatte a seconda della spinta emotiva sprigionata dalla sezione ritmica e soprattutto dalla gola di Bolm, a conti fatti un good guy dalla faccia buona, straight edge e poeta ma senza freni quando si tratta di scavare nella malinconia più nera e nella rabbia più cruda, resa vivida dal personale scream.

Lament, pur mantenendo tonalità plumbee, è un disco sicuramente più universale e persino positivo (per quanto sia un aggettivo difficilmente applicabile all’operato della band) rispetto a Stage Four e all’ottimo Is Survived By. Passaggi come “Is there a way to feel free. Without being someone else?” (Reminders) o “If I’m lost at sea, it’s not the shore that’s saving me” (Savoring) certificano la capacità di Bolm di narrare le introspezioni con una certa poetica su intrecci strumentali e soluzioni stilistiche probabilmente mai così eterogenee ed equilibrate: si recuperano velocità melo-core nelle già citate Reminders (dove ritroviamo Julien Baker ai cori, già chiamata all’opera in Skyscraper nel disco precedente) e Savoring (in cui viene addirittura accennato un blast beat d’altri tempi) mentre altrove si ritenta la linea “soft” già sperimentata – con successo – in un paio di occasioni in passato. Parliamo di A Broadcast con il suo intro di stampo post-rock e i suoi cori emo e della conclusiva A Forecast in cui Bolm sembra togliersi qualche sassolino dalle scarpe nei confronti di chi non è stato capace di stargli vicino nei momenti più difficili, in particolare nei confronti della propria famiglia attraverso il chiacchierato verso “I’ve lost more family members/Not to cancer but the GOP/What’s the difference I’m not for certain/They all end up dead to me” dove GOP sta per Grand Old Party, i repubblicani. Solitamente Bolm riversa il proprio pensiero politico nelle tracce del progetto parallelo Hesitation Wounds (punk-hc metallico), ma in questo caso viene utilizzato per parlare dei conflitti che possono nascere all’interno delle famiglie, soprattutto dopo un evento traumatico.

Non ci sono grossi apici all’interno della tracklist di Lament (come invece accadeva in Stage Four): i singoli apripista sono potenti e svolgono il loro dovere ma difficilmente diventeranno nuovi classici o nuove cult tracks della discografia targata Touché Amoré. Limelight è una buona midtempo con il cuore in mano in cui presenzia anche Andy Hull dei Manchester Orchestra mentre I’ll Be Your Host dopo i dieci secondi iniziali ad altezza Hotelier si sviluppa dritta verso un chorus piuttosto catchy destinato a dare il meglio di sé sul fronte live se e quando questo accadrà (a proposito, al Covo Club qualche anno fa furono davvero intensi). In definitiva Lament è un album che conferma la posizione di assoluto rilievo dei Touché Amoré in ambito post-hardcore (ma pure screamo, emo e dintorni) e nella guitar-music tutta, ma è anche una occasione per ribadire quanto altrettanto validi fossero i dischi precedenti.

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