Recensioni

Sposta alcuni equilibri fondamentali la band britannica TOY, giunta alla terza prova discografica dopo un esordio non di certo passato sottotraccia. Il giustificato clamore creatosi intorno alle sonorità ruvide dei primi due album, imbastiti su reminiscenze seventies in salsa psych-rock e condite da algidismi Kosmische Musik, trova ancora una ragione d’essere in questo Clear Shot che appare molto più orientato ad una forma-canzone centrata e ripulita dalle straripanti correnti spacey degli albori. Merito di una differente produzione – guidata sapientemente dal deus ex-machina David Wrench (già al lavoro con Bombino, Beth Orton, Bloc Party) – e fors’anche dall’innesto del tastierista Max Claps (in subentro ad Alejandra Diaz), capace di confezionare un disco sì di transizione ma anche più maturo e ragionato.
Più che con Follakzoid qui TOY fa rima con Sonic Youth grazie alle chitarre digrignanti (protagoniste assolute) ed i soliti tappeti sonori a farla da padrone, con un cantato sempre più allineato alle peculiarità stilistiche della band. Un disco che paradossalmente si destreggia nel sottobosco dark-wave dalle parti dei My Bloody Valentine (Jungle Games) e The Jesus and Mary Chain altezza Psychocandy (Dream Orchestrator), riuscendo a tratti anche a sfiorare quell’indolenza tipicamente The Smiths (I’m Still Believing) capace di restituire colore lì dove regna sovrana l’oscurità. Solo piccole sfumature di un lavoro che riesce ad essere molto più fruibile, orfano dell’ossessività kraut-rock (se non a singhiozzi) – il climax ascendente della title-track (Clear Shot) sembrava muoversi proprio in questa direzione – ma non delle incursioni post-punk, edulcorate in We Will Disperse You più cupe e distorte in Fast Silver, né di quell’innata capacità di metabolizzare e ritradurre quell’immaginario seventies sempre vivo e pronto a guizzare. Esagerando si potrebbe addirittura segnalare un sinistro animo pop (nel suggestivo bridge di Another Dimension) che riesce comunque ad essere funzionale all’intero discorso portato avanti dalla band, decisa nel lasciare un segno ancora più profondo nel multiforme panorama british.
Senza forzature o soluzioni furbamente mainstream, Clear Shot rappresenta un nuovo incipit per i TOY che diluiscono la severità kraut del suono in favore di una espressività che sa farsi anche dreamy e maliziosamente leziosa. Un leggero cambio di rotta che la band sembra aver tradotto in nuova attitudine: meno astrale e decisamente più concreta.
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