Recensioni

6.9

Dischi come Trst nascono fortunati. Giungono alla luce già con uno zoccolo di fan in attesa di celebrarne l’arrivo. Hanno gioco facile, vuoi per le carte con cui si presentano, tutte perfettamente calibrate per vincere, vuoi perché alle spalle hanno un paio di singoli tosti per una label come Sacred Bones che di per sé è un ottimo lasciapassare. Non stupisce quindi che il debutto dei canadesi Trust si imponga di prepotenza tra gli amanti del revival electro anni ’80. 

Formati da Maya Postepski (già Austra) e dall’efebico Robert Alfons, quando i due wavers attaccano con Shoom e Dressed For Space è subito tutto chiaro. Electro-pop pesantemente indirizzato verso l’eurodisco, con beat invadenti e synth dalle impeccabili sonorità d’antan. Arriva poi Bulbform, super singolo già edito su 12 pollici e provate a tenere a freno le gambe. Potremmo andare avanti così anche per GloryholeF.T.F e la conclusiva Sulk, tra un pezzo più minimal e una hit da dancefloor anni ’90, ma quello che conta è come i nostri abbiano saputo forgiare un primo album che dire catchy è riduttivo.

Una sfilata di trucchi luccicanti e un know-how dei meccanismi dell’underground à la page che di gotico ha solo l’immagine di copertina, perché il resto è tutto da ballare. Facile forse, ma dannatamente efficace.

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