• apr
    01
    2011

Album

4AD

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Un talento puro, Merrill Garbus, a.k.a. tUnE-yArDs. Lo era e lo rimane. Questa è la sostanziale conferma di Whokill, secondo album della montrealina oggi residente a Oakland, California. Un cambio di contesto e di everyday life che non può che riflettersi nella musica di colei che aveva fatto della “focolare” della stanzetta e della quotidianità un catalizzatore di musica con l’anima e col sorriso.

Primo risultato: il banjo è appoggiato al muro, e al suo posto compaiono l’elettricità delle chitarre e una nuova aggressività tutta positiva che mordicchia l’ascoltatore coi denti più affilati, ma giocosi di un gatto urbanizzato. Ma anche con una musica che è diventata ancor più black dell’esordio, forse per il contrasto maggiormente tangibile tra il calore della voce di Merrill e il controllo dell’output strumentale.

Il collante è come spesso avviene una percussività trascinante e certosina (Gangsta), già tratto potenziale di Bird-Brains. Esiste però anche un metodo con cui perseguirla, una focalizzazione precisa, che sfonda in Whokill. C’è, dietro alle canzoni, una grande coesione costruttiva, che non finisce mai di stupire nella Garbus, ma anche l’altra principale variazione di contesto rispetto a due anni fa: il lavoro in studio. Oggi Merrill ha uno studio professionale – che peraltro la 4AD non ha mancato di documentare, con video di Tune- all’opera su microfoni e tracce – e un ingegnere che la segue, Eli Crews. Gli spunti di progressione minimalista di Bird-Brains possono quindi diventare ciò che sono oggi, costrutti di produzione che non perdono una virgola – almeno nella prima parte dell’album – di efficacia, anzi ci rapiscono al primissimo ascolto.

Nell’innesto tra le nuove dinamiche urbane e quelle produttive Merrill tesse un filo sotto al testo. Non solo le chitarre sostituiscono il banjo, ma a tratti si fanno quasi atonali (Es-so), escono i riff di fiati da Contorsion-isti (My Country) e in generale un sottotesto di riferimenti alla NYC mutante (Killa), che si alternano alla trasognata rassegnazione dei pezzi sottovoce (Wooly Wooly Gong). E sono solo due dei mondi possibili, analizzati scientificamente e di testa, oltre che di cuore. In questo sta la scommessa che puntiamo su Merrill: è il potenziale di sovrapporre la ricerca e il lavoro che sta sotto alle canzoni al talento su cui contiamo e continueremo a contare.

5 Aprile 2011
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