• Set
    01
    2008

Album

4AD

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Tv On The Radio atto terzo. Si chiama Dear Science, come l’inizio di una lettera, con tanto di virgola, sfuggita probabilmente quando si è trattato di elaborare la grafica di copertina. Stai a vedere che però l’omissione è voluta… Inizia con Halfway Home che è un chiaro mid tempo wave pop alla loro maniera con la produzione di David Andrew Sitek in risalto come non mai. Bella, levigata, protagonista del sound, messa in evidenza a prendersi tutta l’attenzione. I Tv On The Radio avevano annunciato che questo sarebbe stato il loro disco dance e quindi la produzione si adegua. Con un’elettronica densa e spessa come mai in precedenza e i beat belli grassi delle ritmiche. Il primo brano dice già tutto insomma. La band di Brooklyn fa il proprio ingresso ufficiale nella società del pop rock con tutto lo charme che è necessario: ovvero con una gran produzione e un generale ammorbidimento, che nel loro caso significa smussare giusto quei tre o quattro angoli indie che li rendevano un po’ ruvidi. Insomma, ci provano un po’ con il rap di Dancing Choose, ma sarà un caso, si va subito a parare dalle parti di Prince, la cui ombra gigantesca copre quasi tutto il disco. Ergo funkeggiamenti morbidissimi e rotondità sexy ma senza inquietare troppo, come nel primo singolo Golden Age o in Red Dress su cui danno la mano gli afro-funkers Antibalas. O ancora l’irresistibile Kip Malone in falsetto gay di Crying, e le ariette quasi r’n’b della pianistica Family Tree o della conclusiva Lover’s Day forte della collaborazione di Katrina Ford (Celebration).

Un lavoro di fino, insomma, dove l’animalità negra viene costantemente tenuta a bada. Una cosa che farà storcere parecchi nasi. Le voci di Tunde Adempine e Kip Malone si adeguano ai ritmi e alle melodie, che è un po’ diverso dallo stile del passato dove era semmai tutto il contrario. Un disco furbo ma senza darlo a vedere. Patrick Bateman, il serial killer yuppie di American Psycho, andrebbe pazzo per un lavoro del genere. Cosa esce fuori da tutti quei teoremi e da quelle analisi approfondite su sane icone pop anni ’80 come Huey Lewis e Phil Collins? Pat Bateman, l’uomo che diventa fan dei Genesis a partire da Duke, “perché i dischi precedenti sono troppo intellettuali”? L’estetica di Pat Bateman è tutta edonismo e easy way of life. Dear Science, risponde alle stesse leggi. Omogeneo e compatto, laddove i precedenti erano semmai troppo frammentati, ma senza eccessive punte di genio (no Staring At The Sun o Wolf Like Me stavolta).

Un lavoro pensato appositamente per garantire un ascolto piacevole, salottiero, da yuppie inserito che ti mostra la sua bella casa e tutti i suoi dischi rigorosamente in compact disc. Un disco complessivamente ben pensato, ben fatto, ben suonato, che si piace prima ancora di piacere agli altri. Dear Science, è un disco “piacione”.

14 Settembre 2008
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