• giu
    01
    2012

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4AD

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Quando intervistammo George Lewis jr., aka Twin Shadow, aka il figlio del barbiere caraibico che lo portò a Brooklyn, ci parlò per lungo tempo di due grandi passioni, le macchine e le moto degli anni Settanta, oltre il soul di stampo detroitiano, che lui stesso definiva "la cosa più divina che ci sia sulla Terra". Erano i tempi dell'esordio Forget, passato per la maggior parte dei critici e dei giornalisti come un riuscito clash tra sofisticato pop Eighties e revanchismo Sixties.Vero, ma ci sembrava già allora che a partire da moto e automobili, il fulcro dell'immaginario di Twin Shadow fossero gli anni Settanta. Idea confermata dall'ascolto di Confess, il secondo full-leght, nuovamente prodotto in solitudine e consegnato alle sapienti mani della 4AD.

Se l'iniziale Golden Lion può far pensare a un outtake del primo disco, con quel suo incedere zoppicante da pop avvolgente, già con la seconda traccia, You Call Me On, le cose cambiano: lentamente emerge una chitarra in levare e l'attenzione per un pump quasi da dancefloor aumenta col passare dei minuti. Attenzione e passione per gli albori della disco (e siamo quindi ancora in territorio Seventies) che vengono confermati dalle tastiere della successiva Five Seconds.

Sotto un'apparente continuità con il precedente lavoro, quindi, si nascondono in realtà sparigliamenti di carte. Certo mai così sconvolgenti: più che altro delle sfumature, ma che danno profondità al lavoro. Le chitarre prendono maggiormente la scena (sentire l'arpeggio della very cool ballad Run My Heart) e sono accompagnate da accenni più marcati alla disco (si ascolti il dittico Beg For The Night e Patient) mentre il synth pop di marca Eighties continua a tenere banco (The One, When The Movie Is Over).

A conti fatti George Lewis Jr. ha sfornato un secondo disco sullo stesso piano del primo, con l'attenuante che piccole variazioni rendono più interessante la tavolozza, ma con l'aggravante che con questa formula abbiamo l'impressione che Twin Shadow possa continuare a replicare se stesso all'infinito.

21 Giugno 2012
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