Recensioni

6.4

Cavalcando l'onda lunga del guitar indie che spopolava nei Duemila, i Two Door Cinema Club debuttavano con Tourist History nel 2010 in una annata ormai lontana dai fasti di una scena che, anzi, stava esalando i suoi ultimi respiri e si affacciava disperatamente al dancefloor.

Attraverso elettroniche e wave 80's, dunque farcito di synth e in cerca di un evoluzione che stentava a trovare, il debut dei ragazzi dell'Irlanda del Nord era proprio questo, un disco capace di cogliere il trend del momento e di giocarci su offrendo party-anthems ad un dancefloor giovane, sudaticcio, festaiolo e saturo di birra. Quello stesso pubblico che ora s'aspetta il next step, ovvero la tenuta nelle arene, le killer track e un comodo viatico tra ritmi in levare Franz Ferdinand, scintillanti chitarre sciolte nei synth e confortante britishness.

Affidandosi alla super-produzione di Jacknife Lee (sound engineer già di U2, Snow Patrol, Bloc Party, REM) e superando alcune incertezze, i TDCC lavorano veramente sodo per trovare una quadratura dance pop per le masse post-00s, lo fanno nella direzione del mainstream indie di questo biennio, senza paure e senza vergogne. Il singolo Sleep Alone sembra riprendere dove i Killers di Day& Age avevano lasciato, senza troppo glitter ma aggiungendo un'ironia da british-nerd con la sindrome di Peter Pan. Next Year, che apre il disco, è un ottimo esempio di come il gruppo riesca ad accatastare numerosi strati di elettronica e linee di chitarra, creando un suono ricco e consistente. Canzoni come SunThe World Is Watching (With Valentina) – con il suo sapore tropical nostalgico post-vacanziero – mostrano il nuovo lato confidenziale dato al songwriting, senza però mai rinunciare alla ballabilità. 

Con una produzione così ricca, i TDCC perdono parte della dinamicità dei vecchi pezzi (I Can Talk e Something Good Can Work) e questa volta non trovano il poker di singoli killer, eppure un album come Beacon riesce proprio dove This Modern Glitch degli Wombats falliva, ad aumentare cioè l'intensità e la compattezza senza snaturarne il suono. E' più che sufficiente per augurare loro una maturità nel solco qualitativo di Phoenix e Vampire Weekend.

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