Recensioni

5.5

Musica per tramonti, immaginari o reali, un’area chill-out in riva al mare senza additivi da smaltire. Scott Hansen, in arte Tycho, torna a presentare la formula eterea e patinata che unisce post-rock e deviazioni elettroniche sotto una patina glo-fi. Simulcast è l’adattamento strumentale del precedente Weather, uscito nel 2019 e candidato ai Grammys. Il disco vedeva per la prima volta la presenza di una vocalist, Hannah Cottrell, aka Saint Sinner, capace di portare la musica di Tycho verso i territori di un synth-soul-pop elegante e pure accattivante. Il rework punta, invece, a un ritorno al passato, a quello di dischi come Dive o Awake: proposte leggermente stucchevoli ma che, nel corso degli anni, hanno fatto di Tycho una figura di culto tra una generazione di ascoltatori affezionata all’elettronica morbida, calda ed estatica.

Così in Alright e Into The Woods tornano le tastierine psichedeliche e soporifere in salsa Boards Of Canada – accompagnate da sentimentali tocchi di chitarra calati in un’atmosfera patinata più che in paesaggi fantasmagorici – mentre in Easy e Stress si tentanto slanci post-rock un po’ fini a se stessi. Certo, l’effetto rapimento scatta, assieme alla sensazione di trovarsi a spasso in una dimensione paradisiaca, ma dopo un paio di ascolti svanisce. Risultano più complete Cypress – che si sdraia alle Baleari su tappeti vocali ambient – e Outer Sunset, dove drumming e melodia vanno a braccetto. È un disco che forse segna un passo indietro per il producer rispetto all’ottimo Weather. Eppure, proprio per le fascinazioni che riprendono le sue prime produzioni, farà felici i suoi fan, pronti ad ascoltare Simulcast di fronte a un tramonto instagrammabile.

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