Recensioni

Dopo il debutto (sempre su Siltbreeze) del 2008, Megan Remy capitolo secondo e, per chi se lo fosse perso, U.S. Girls è uno dei nomi cardine di quella che a suo tempo fu definita crimson wave, una scena che incorpora la ben più cacofonica Circuit Des Yeux e l’ormai nota Zola Jesus.
Il primo album della Remy era ancora un tantino acerbo. Go Grey, pur rilanciando la ricetta di sempre, risulta più equilibrato ed efficace: ci ritroviamo minimali tribalismi industriali (Summer of the Yellow Dress, Sleeping on Glass) controbilanciati da schegge di pop lamentoso (Red Ford Radio) e nenie all’arsenico (The Mountain’s High, Blue Eyes on the Blvd.); di nuovo pezzi brevi ed inquietanti e tinte fosche in musica ed immagini. Il sole della ragazza non è nuovo, ma è malato quanto basta.
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