• mar
    01
    2009

Album
U2

Universal

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Il singolo che anticipava l’album numero quinze faceva temere il peggio: Get On Your Boots, a voler essere buoni, è una canzone dalla melodia casuale e raffazzonata, su un riff che poteva essere sfruttato molto meglio e che il produttore tenta di salvare con ricami sonori e variazioni anche riusciti, ma degni decisamente di miglior brano. Probabilmente il peggior singolo degli U2, a dar ragione a quelli che li considerano artisticamente finiti (poi ci sono invece gli 8 milioni di copie inspiegabilmente vendute da How To Dismantle… e amen).

E rispetto alle premesse il disco, alla fine, risulta migliore di quanto paventato (e del precedente), ma riserva comunque poco di cui gioire: se infatti si eccettua la maestosità della title track in apertura (i Simple Minds di Street Fighting Years un po’ -ma non troppo- meno pomposi) e gli esperimenti -riusciti solo in parte- di Fez – Being Born, il resto cerca di far convivere un parziale ritorno all’elettronica con l’abbandono della semplicità (o giovanilismo) rock degli ultimi due e con gli stimoli provenienti dal Marocco, dove parte del disco è stata concepita e registrata.

Ma di questi stimoli c’è pochissima traccia (come di The Edge, qui al minimo sindacale), e il risultato raramente va oltre la ripetizione di quanto fatto -meglio- in passato: i pochi altri segnali di vita vengono dal pathos della sommessa irlandese White As Snow, o da qualche momentanea trovata di arrangiamento o di produzione: non certo da Magnificent, più U2 che mai nonostante le abbiano appiccicato un inizio elettro-ambient (che poi diventa Rockets…), né da una Moment Of Surrender tirata chissà perché oltre i sette minuti, o dal crossover sconcertante di Stand Up Comedy, per tacere di una I’ll Go Crazy If I Don’t… che andrebbe tenuta nascosta e invece, visto l’andazzo, potrebbe pure essere uno dei prossimi singoli.

In poche parole un disco che chiude -male com’era iniziato- il peggior decennio, artisticamente parlando, della loro carriera.

Ma forse non lo chiude: il gruppo infatti, soddisfattissimo dei risultati, dice che le sessioni hanno prodotto 50-60 brani e che quindi l’anno prossimo potrebbe esserci un altro disco.

Non che questo cambi qualcosa: se il livello è questo, il futuro Best 2000-2010 -posto che lo facciano- sarà un disastro.

1 marzo 2009
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U2

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