Recensioni

7.5

Cambio di rotta (l’ennesimo) nella carriera degli Ulan Bator. Tante cose sono cambiate nel gruppo: prima di tutto la presenza in pianta stabile di Egle Sommacar dei Massimo Volume, mentre in fase di missaggio è stato chiamato Robin Guthrie, vecchia conoscenza nei Cocteau Twins. Se ricordate gli Ulan Bator di Ego: Echo ricorderete la presenza di Michael Gira, che tanto influì sull’estetica del gruppo, trasformandolo in un perfetto ensemble che univa le dissonanze dei Sonic Youth con il rock free form tipico dei kraut rocker tedeschi dei seventies (Faust su tutti).

Nouvel Air è senza dubbio l’album più europeo degli (ormai) italo/francesi, le chitarre non sono più taglienti ma amichevoli, distorte ma melanconiche, proprio come lo erano una decina di anni fa quelle di Slowdive e Bark Psychosis, ed e qui che entra in gioco Guthrie ed il suo modo di concepire la musica, l’ex Cocteau Twins ha plasmato il gruppo, rendendolo perfetto per chi ha apprezzato l’ala meno “estrema” dello shoegazer (Slowdive appunto).

Sin dall’iniziale Airlines si capisce e percepisce il cambiamento, le chitarre Amaury e Egle sono in perfetta armonia, creando un vortice sonoro di incantato fascino, sfiorando la poesia che fu dei Bark Psychosis. Tutto l’album viaggia sulla retta del pop più sognante e leggiadro, ballate romantico andanti (Terrorisme Erotique), momenti di puro pop (in Realitè i primi Cure sono più che una presenza), e fascinosi episodi dreamy (Nouvel Air).

Forse con quest’album gli Ulan Bator hanno perso l’imprevedibilità di Ego: Echo, scegliendo una via più facile e forse anche più comunicativa, ma ciò non toglie nulla al valore intrinseco di Nuovel Air.

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