• Mag
    07
    2013

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XL

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New York, 24 novembre 1966: è il giorno con la più alta percentuale di smog nella storia di New York City (si contarono almeno centosessantanove vittime), immortalato in una fotografia di Neal Boenzi utilizzata per la front cover del terzo album dei Vampire Weekend. Una scelta che dà subito un segnale inequivocabile: i tempi del college sono finiti, ed è il caso di scrollarsi di dosso l’immaginario fatto di colori accesi, scarpe da tennis, polo e spensieratezza. I ragazzi sono diventati uomini, e lo dimostrano in Modern Vampires Of The City – un’opera riflessiva, densa, matura. Il disco in assoluto più “americano” della band, che si allontana da New York e immagina di visitarla di notte, con tutte le sue suggestioni, i suoi spettri, quasi scrutandola dall’alto di un grattacielo; non che le sonorità afrobeat siano del tutto scomparse, è solo che i nostri hanno giocato a nasconderle e a mescolare le carte con soluzioni inedite, sequenze di accordi minori e riflessioni sul senso della vita, sul passare del tempo e sulla religione (“Penso che la religione sia più una sensazione personale che deriva da un’esperienza. Qualcosa di più grande di noi stessi”, ha affermato il frontman Ezra Koenig. “Ci sono cose che è possibile condividere e altre che invece no, si possono solo immaginare”).

Sono trascorsi tre anni da quando Contra arrivò nei negozi di dischi, ma già nel 2011 Ezra aveva iniziato a gettare le basi del nuovo lavoro con Rostam Batmanglij nella stanza di quest’ultimo, a Brooklyn. Poi ci fu la volta del soggiorno a Martha’s Vineyard, isola del Massachusetts vicina alla costa meridionale di Cape Cod (citata in una hit dall’omonimo debut album) nota ai più per essere stata il setting de Lo Squalo di Steven Spielberg e per il triste destino di John Kennedy jr. e della moglie Caroline, morti in un incidente aereo; qui nasce una delle highlight dell’intero disco, Don’t Lie, al tempo stesso un ossequio alla tradizione del Brill Building – ricordate il rondò di Every Breath I Take di Gene Pitney, la prima produzione importante di Phil Spector? – e un brano fresco, vivido, che non stonerebbe all’apertura di un summer party. Ancora più decisivo, tuttavia, è stato l’incontro con Ariel Rechtshaid (già al lavoro con Usher, Major Lazer e We Are Scientists), vecchio amico di Rostam con il quale l’alchimia si è rivelata perfetta, al punto tale da far sentire il co-produttore dell’album quasi come fosse un membro effettivo dei Vampire Weekend.

I vampiri della città saranno anche moderni, ma si tuffano sempre con piacere nel passato. E non solo per via delle apparecchiature vintage con cui il disco – con arpeggi di pianoforte, chitarre acustiche e un organo in bella evidenza – è stato inciso. Se prima era impossibile non avvertire nella miscela l’influenza di Paul Simon, qui si strizza l’occhio ai Police in Unbelievers, si riprende Step To My Girl dei Souls Of Mischief in Step (lanciato come doppio lato A con Diane Young), si attinge dalla musica iraniana (in omaggio alle radici di Batmanglij) per le linee di synth della scalpitante Worship You e si tenta di avvicinarsi con cautela e con la dovuta deferenza alla poetica di Serge Gainsbourg in Finger Back. Inusuale l’arrangiamento vocale di Ya Hey (che sia un obliquo riferimento a Yahweh, Dio del popolo ebraico?) che si sorregge su una base alla Modest Mouse, così come la ghost story del ventunesimo secolo Hudson, ispirata alla storia dell’esploratore che scoprì la Hudson Bay. C’è anche un brano su Hannah Hunt, ex compagna di college e ora compagna di vita dell’ex Girls Christopher Owens.

Se Vampire Weekend e Contra erano cartoline di viaggio geograficamente inteso, Modern Vampires Of The City (titolo in debito con One Blood di Junior Reid) è invece un viaggio dell’anima, un album “rotondo” in cui tutti gli elementi sono collegati tra loro e operano in simbiosi. Elegante, forbito, accessibile da ogni mente aperta che non abbia paura di farsi sorprendere, mai banale, chiude una trilogia prendendo anche direzioni inaspettate (e condivide con i predecessori l’impostazione del packaging). A modo suo convince, ancora una volta.

6 Maggio 2013
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