Recensioni

The age of immunology è il titolo di un saggio di qualche anno fa dell’antropologo A. David Napier che azzardava l’esistenza di un legame tra le politiche sociali e il sistema immunitario degli esseri umani. Argomento interessante per farne un disco – o quantomeno ispirarsene per il titolo -, devono aver pensato i Vanishing Twin, collettivo che si caratterizza per la sua natura di progetto aperto, inclusivo, multiculturale. Cinque componenti, ognuno proveniente da altri progetti o precedenti esperienze, e ognuno proveniente da un diverso paese, ritrovatisi sotto il cielo di quella Londra ricettiva che – ironia della sorte – proprio adesso pare avviata verso la Brexit.
Due dei cinque membri, tra l’altro, li avevamo già incrociati anche nei Fanfarlo (a proposito, ma quando diamine lo faranno un nuovo disco? E soprattutto: lo faranno?): la cantante e polistrumentista Cathy Lucas e la batterista Valentina Magaletti. A completare la lineup, il bassista Susumu Mukai (Zongamin, Floating Points), il tastierista e chitarrista Phil M.F.U. (Man From Uranus, Broadcast) e il regista e visual artist Elliott Arndt, qui alle prese con flauto e percussioni.
Va detto che il loro secondo lavoro lungo, arrivato dopo una serie di EP e un primo album autoprodotto (Choose Your Own Adventure) uscito nel 2016, non è di semplicissima assimilazione, o meglio lo è ma solo se preso dal suo lato discreet. Se uno però si sofferma sui dettagli, coglie l’infinita complessità, gli incastri di un’opera che oscilla tra kraut, elettronica anni ’90, space-jazz, world, fado, con rinvii finanche etno/tribali, orientali e “brasileiri”. Tipo gli Stereolab, ma quelli più eterei.
Un disco che culla dolcemente tra onde notturne al chiaro di luna. Pièce avvolte in stranianti coltri sonore come You’re Not An Island, un soave arpeggio di chitarra rischiarato dalla materna e salvifica ugola della Lucas e riempito qua e là da contrappunti di synth e xilofono, e Wise Children, su cui si stende un tappeto sonoro elettronico (ma non solo) dai finissimi intarsi, fanno da contraltare a sortite perlopiù strumentali e cinematiche come Cryonic Suspension May Save Your Life. E se Magician’s Success è una ballata pop da telefilm anni ’70, Planète Sauvage è un prelibato funk cosmico dal testo in francese, archi in stile antico Egitto e una linea di basso di quelle che normalmente si trovano su un disco di (o con) Jaco Pastorius. Un album tra i migliori ascoltati quest’anno, anche se tutto sembra meno che un disco del 2019. Forse un giorno diventeremo davvero immuni, speriamo solo non alle sensazioni date da buona musica come questa.
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