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Ce lo aveva promesso qualche mese addietro, Bronson Recordings, con l’uscita di BC35, la celebrazione del trentacinquennale dello studio di Martin Bisi in quel di New York, che al volume uno sarebbe seguito un volume due ancor più denso e rumoroso. Ora eccolo qui il volume due, che riprende senza soluzione di continuità – dopotutto alla stessa due giorni di celebrazioni del gennaio 2016 si fa riferimento – i suoni e le atmosfere del primo volume, che a loro volta, a ben vedere, come si diceva all’epoca, non sono che i suoni e le atmosfere di quel decennio lì in cui il noise-rock americano dettava gusto e legge un po’ ovunque. Ecco così che l’ora piena di suoni contenuti in BC35 Volume Two non è che l’ennesimo portale spazio-temporale che rinverdisce quei fasti, fasti per modo di dire visto che erano fatti di rumore e disagio, sporcizia e degrado, di spie al rosso, eroina, locali storici, etichette coraggiose e suoni depravati.
Come nel primo volume, sfila insomma la peggior (anche ex, vista l’età) gioventù sonica: oltre al padrone di casa, in una serie di formazioni estemporanee che sono incastri e puzzle e rimaneggiamenti che sanno di Swans, Cop Shoot Cop, Sonic Youth, Violent Femmes, Alice Donut, ecc., troviamo Bob Bert, Jim Coleman, Phil Puleo, Stu Spasm, Steve Moses. La tripletta iniziale mette subito sui binari giusti con i Nowhere Near, ovvero Bisi, Bob Bert, Stu Spasm, Skeleton Boy e Alyse Lamb, a imbastire trame ossessive e surreali in Save Sludgie The Whale Of Gowanus (Gowanus è la zona di NY dove si trova lo studio di Bisi), i New Old Skull, ovvero gli ex Live Skull con la sensualità acida di Up Against The Wall e gli EXCOP, già nostri preferiti nel primo volume in quanto 3/5 dei Cop Shoot Cop più Algis Kizys a martellare in Tina a furia di iconoclasta noise-electro-industrial-rock com’era nelle corde del gruppo madre. Ma anche le derive (ehm) orientaleggianti di Ootapa (a nome This Wilderness), il drone sospeso e lamonteyounghiano di Glass Of Lunch That Name Is King a nome LAUDS String Ensemble o le svisate art-industrial-rock del trio Mega Tormenta (Michael Bazini dei Controlled Bleeding, Jim Coleman e Torch) non sono da meno, anzi dimostrano l’apertura di un genere troppo spesso considerato autoreferenziale. Insomma, un ginepraio di rumore in cui è necessario seguire ogni rivolo per comprendere cosa fosse, cosa sia e probabilmente cosa sarà lo studio di Martin Bisi e il suono più rumoroso di New York.
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