Recensioni

Vista la materia con cui traffica Vatican Shadow è abbastanza sorprendente non trovare mai riferimenti a Muslimgauze quando si legge della sua musica. Sorprendente perché è palese come Dominick Fernow abbia fatto tesoro dell’approccio integralista di Bryn Jones, non solo da un punto di vista strettamente musicale, ma anche a livello iconografico e di immaginario. Quello che per Muslimgauze è Hamas, per Vatican Shadow è la guerra in Iraq, con tutti gli interconnessi riflessi propagandistico-mediatici (indimenticabile la cover della prima edizione di Kneel Before Religious Icons raffigurante Malik Nadal Hassan). Ne consegue una sorta di prolungato concept che fa lo stesso uso della musica come metodica diffusione di dispacci politico-integralisti. Da qui un senso della discografia labirintico e confusionario, che tende a disperdersi in mille direzioni.
Solo quest’anno, con l’approdo a label di un certo livello e con una certa diffusione, come Type e la qui presente Modern Love, Vatican Shadow è assurto all’onore di cronache meno occulte e ci si sta rapidamente dimenticando di citare ogni volta Prurient e Cold Cave, come è giusto che sia per un progetto come questo che è destinato a durare a dispetto del piglio collaterale con cui era nato. Ornamented Walls arriva a pochi mesi dalla pubblicazione su vasta scala di Kneel Before Religious Icons e serve quanto meno a mantenere l’attenzione desta in occasione del tour europeo. Composto di brani contenuti nell’ep Operation Neptune Spear (sulla cover dell’edizione in cassetta 17 copie della Hospital la foto di Joe Biden…) e da 25 minuti di materiale inedito è il classico disco che serve a battere il ferro finchè è caldo. La prima parte riprende il “Live Mix Rehearsal For First Live Performance May 5, 2012 Los Angeles In The Shadow Of The KSM Trial At Guantanamo Bay, Cuba” dell’Ep.
Una fotografia delle escursioni live di Vatican Shadow, che si manifestano di volta, in volta, come soffocanti, opprimenti, senza mediazione. Nei passaggi mid-tempo, lo scenario è del tutto analogo al Muslimgauze più attendista (Veiled Sisters, Gun Aramaic…). Cairo Is A Haunted City Mythic Chords è una debilitata marcia funebre con ventate apocalittiche, sorta di soundtrack per la distruzione in atto. Gli episodi più veementi come Nightforce Scopes e Yemeni Telephone Number vivono sul crinale di fascinazioni old-school come Esplendor Geometrico e S.P.K., e le aperture neo gotiche di Church Of All Images Church Of The NSA e Boxes Were Wired To Batteries Then Loaded Into A Brown Toyota Cargo Truck restituiscono quel senso di ansia opprimente, quell’umore da campo di concentramento, che effettivamente fanno la differenza per un suono così legato alla tradizione post-industrial come questo.
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