Recensioni

Nuove trasmissioni di guerra da Hospital Productions. Per Vatican Shadow è arrivato il momento di fare il punto della situazione. Fermarsi un attimo, standardizzare la proposta e battere cassa per quel minimo che gli consente ormai l’alone di culto raggiunto. Remember Your Black Day è il primo album vero e proprio e fotografa lo status attuale di Vatican Shadow che, a dispetto del marketing guerrigliero, su un piano prettamente musicale, è fermo a un palo, totalmente bloccato, senza capacità di evolversi.

I mid tempo continuano ad essere imitazioni di Muslimgauze: Tonight Saddam Walks Amidst Ruins, Muscle Hijacker Tribal Affiliation, Jet Fumes Above the Reflecting Pool; gli episodi più in tiro sull’asse techno sono abbastanza incolori (Contractor Corpses Hung Over the Euphrates River, Remember Your Black Day, Not the Son of Desert Storm, But the Child of Chechnya); anche l’industrial di riporto di brani come Enter Paradise, non riesce a smuovere un muscolo. Staremo a vedere come Fernow si muoverà d’ora in avanti, anche se la natura stessa del progetto Vatican Shadow va intesa come un unicuum continuo senza grandi mutamenti di sorta. (6.5)

Di diverso tenore il discorso per Ron Morelli, che pur non eccellendo nella sua house-industrial da club, questa volta mostra un vigore ben più selvaggio di quello di Fernow. Contattato da quest’ultimo, con la proposta di fare un album per Hospital, Morelli è il manager della L.I.E.S.,  label specializzata nel coprire il vasto reticolo di produzioni house (ma anche techno) dell’attualità americana, e da qui la compilation di culto L.I.E.S. presents. Per il primo album a suo nome (e mettendo da parte i progetti Two Dogs In A House e Bad News), il producer si dedica ad un programma teso e brutale, privo di elementi melodici e dall’umore opprimente. Niente di nuovo sotto il sole, ma il dancefloor maligno di brani come Modern Paranoia, Crack Microbes e No Real Reason è quello che ci vuole per risvegliare dallo sconforto dell’hype un underground newyorchese che un decennio di copertura mediatica ha reso inoffensivo come il latrare di un cane chiuso in gabbia. (7.0)

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