Recensioni

Un quasi impercettibile fine-tuning in produzione; il cantato di Roxanne Clifford che si fa più sciolto, espressivo e quindi vicino alle timbriche di genere degli 80s/early-90s (tra Pam Berry dei Black Tambourine e Andrea Lewis dei Darling Buds?); la passione per i distillati di romanticismo gotico che viene limitata ad un solo episodio (Buried Alive) lasciando piuttosto spazio agli eterni twentysomethingtwee e al loro corredo di amori non corrisposti (Teenage), sarcasmo (title track) e mancate appartenenze (Everybody’s Changing). Stanno tutte qua le variazioni apportate dalsophomore Waiting For Something To Happen a quanto già fatto vedere dai Veronica Falls. Piccole cose che possono far piacere, ma che ovviamente nulla spostano in quanto ad equilibri e valori. Sarebbe d’altronde stato quantomeno utopico, dopo il successo tout court del debutto omonimo (2011), chiedere una qualunque sorta di svolta. Non è sempre così in ambito indie-pop?
Ritroviamo dunque le armonizzazioni uomo/donna, l’incedere incalzante della sezione ritmica tutta tamburelli, le cavalcate jangle tra C86 e velvetiane memorie, le varie deviazioni surf (My Heart Beats), folk (Everybody’s Changing), noise-pop brezzato Slumberland-shoegaze (Last Conversation) o dal taglio 50s (So Tired), nonché – fortunatamente – il medesimo orecchio per melodie che più catchy non si può.
Nonostante sembrino passati eoni dall’ondata UK DIY che ha visto i nostri emergere come “next big thing”, la formula funziona di nuovo ed egregiamente. Ci fossero poi ancora dubbi riguardo alla personalità sofferta e acquisita dal marchio Veronica Falls, è questa stessa tracklist a vederli dissipati, se è vero che gli unici scorci in qualche modo attaccabili sono proprio quelli che lasciano il selciato: lo pseudo-grunge a battiti rallentati di Shooting Star e la giocata in sottrazione Daniel. Sotto con il prossimo.
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