Recensioni

La velocità con cui la Tri Angle ha raggiunto la prova di maturità è a dir poco sorprendente. Nasceva solo due anni fa, a cavalcare col suo triangolino capovolto l'onda separatista nei confronti della witch house, e all'inizio sembrava solo volerne offrire un volto un filo più intellettuale, quasi una semplice voce fuori dal coro. Invece i ruoli si son capovolti subito, la witch a un tratto è svanita come una bolla di sapone e, mentre tutti faticavano a reinventarsi con metodi più o meno classici, l'etichetta di Brooklyn era già pronta a sfoderare i suoi pezzi di pregio: Balam Acab sigilla con Wander/Wonder l'avvenuta svolta ambientale, oOoOO e How To Dress Well si rivelano artisti ben più completi di quel che si pensava e, arrivati all'anno in corso, vediamo sbocciare definitivamente giovani producers come Holy Other, Howse e Evian Christ, pronti a fare il passo avanti decisivo.
L'ultimo arrivato è il 22enne Vessel, venuto ad aggiungere ulteriori tasselli al processo di stilizzazione astratta in corso tra le mura Tri Angle. Se fino a Holy Other la matrice goth/gore restava predominante, Order Of Noise ne oltrepassa i confini e raggiunge la necessaria consapevolezza tecnica per ampliare lo spettro espressivo. Primo candidato come padre spirituale della nuova fase è Actress, che con la sua techno fluida ad alto potenziale era entrato in sintonia col filone gotico già ai tempi di Splazsh, quando la sua Hubble era stata inclusa in Tapes, la compila a tema drag redatta nel 2010 dai Big Pink. Quello stesso pezzo qui è ripreso in Aries, che ne offre un orizzonte atmosferico più fedele alla linea IDM, semplicistico forse ma dall'effetto complessivamente buono.
Non sono gli unici indizi che lasciano trasparire il background techno del soggetto: probabile che nessuna delle influenze sia diretta, ma il disco trasuda uno sfondo sfumato di techno dub Basic Channel (Temples), ambient techno targata Warp (Silten), acume berlinese (Scarletta) e spirito della prima Detroit (Court Of Lions), sul quale però ogni pezzo riversa un repertorio di visioni occulte che ne fa astutamente disperdere le tracce. La sensazione di contemporaneità (vedi le forme trap di Images Of Bodies – ed è ancora Kuedo) è smorzata da disegni di più sottile storicismo (come Lache, acidtronica narcolettica vicinissima all'ultimo Last Step) e il tutto offre una proposta fortemente trasversale, sicuramente la più coraggiosa uscita finora nell'etichetta ormai cult del sentire gore. Eppure si fa fatica a dichiarare l'obiettivo perfettamente centrato, l'album spazia e sperimenta ma alla fine non avvolge, troppo preso a voler dimostrare le proprie potenzialità, a discapito del legame comunicativo. Mentre avremo modo di osservarlo live già al roBOt, noi siam già proiettati al suo disco della maturità.
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