Recensioni

Non che Andy Cabic ci avesse mai detto niente di che nei quattro dischi precedenti a firma Vetiver, ma la consapevole eliminazione di quell'elettricità che aveva per lo meno fatto alzare il sopracciglio per To Find Me Gone del 2006 (probabilmente l'episodio discografico che lo ha reso più visibile), ce lo restituisce in cerca di una forma pop-folk ammantata di psych (non troppo a dire il vero), ma sostanzialmente dall'ispirazione appannata.
Non convince il palpito caraibico di Fog Emotion, né il calco Califone/Greatful Dead di Right Away. Dopo le ballate ripiche del genere (svenevoli), lasciano qualche perplessità anche i numeri più rock, come Ride Ride Ride (rassicurante Creedance Clearwater Revival quarant'anni dopo, ma senz'anima) e Wonder Why (dove ci si impeloga in citazioni 50s malriuscite).
Eppure il talento per la musica, Cabic si sente che ce l'ha e per tutta la sua carriera fuori dalla collaborazione con l'amico Devendra Banhart (suona oramai stabilmente nella sua band) non ha mai messo su disco niente che non fosse dignitoso. La logica, quindi, imporrebbe almeno una sufficienza, ma crediamo che quando arrivi al quinto disco propriamente detto sarebbe ora di mettersi in gioco per davvero e non tentare di stare in scia a mode e personaggi carismatici. E non sarebbe male se invece di ritrovarsi con l'ennesimo compitino da sottofondo grazioso e poco invadente, si provasse a coinvolgere chi ascolta.
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