Recensioni

6.3

Che Andy Cabic, il fondatore dei Vetiver, ascoltasse
da sempre musica a cavallo dei Settanta era cosa più che approvata,
tanto è palese l’influenza che il folk-country uscito da quel periodo
ha avuto sui suoi precedenti due album. Ma per chi avesse nutrito anche
il minimo dubbio al riguardo, questo Thing Of The Pastgli chiarirà subito le idee: Andy Cabic è totalmente anni
Settanta-dipendente. Infatti, l’album in questione non è altro che una
raccolta di cover, tutte scritte da cantautori folk-country-blues
statunitensi, più o meno conosciuti, nell’arco temporale tra il 1967 e
il 1973.

I brani sono stati personalmente scelti da Cabic seguendo il
criterio dei propri gusti personali. Gli artisti selezionati per
l’occasione sono proprio quelli che più di tutti, per sua stessa
ammissione, lo hanno influenzato e formato musicalmente. Ne citiamo
alcuni: Hawkwind, Loudon Wainwright III, Ian Matthews, Townes Van Zandt e Michael Hurley.
La rilettura del Nostro sarebbe assolutamente fedele agli originali, se
non fosse per il tipico approccio vocale, dolce e intimo come una
carezza, e per una essenziale limpidezza sonora che ha sempre
rappresentato il suo tratto distintivo. Bellissima la rivisitazione
della ballata pianistica Lon Chaney di Garland Jeffreys e quella di To Baby di Biff Rose, che per perfezione stilistica evoca addirittura i migliori Wilco. 

Menomale che già dal titolo è chiaro che si tratta solamente di una cosa del passato.
Speriamo che la prossima volta i Vetiver guardino al futuro. Chissà se
questo tributo ai Settanta non ne rappresenti in una certa maniera un
sentito congedo – riuscitissimo, dobbiamo ammettere –  da certe
sonorità e al prossimo album il Nostro non cambi decisamente, seppur dolorosamente, rotta? Se così fosse, allora Thing Of The Past sarebbe da considerarsi un album memorabile, ma, purtroppo, non ne siamo così fiduciosi. Che la dipendenza è dura da curare.

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