Recensioni

Smaltito ormai del tutto il flirt col prewar fricchettone devendriano – mai troppo conclamato a dire il vero – il quintetto californiano capitanato da Andy Cabic torna a mettere in scena la consueta fascinazione folk, con piglio assieme frugale e alieno, ovvero spendendosi con le movenze e i modi delle ballate country rock ostentando la devozione e il distacco di chi proviene da altrove.
Mai come in questo quarto album il punto di vista è sembrato – se me lo consentite – british. Difatti, oltre ai noti rimandi George Harrison (la dolciastra intraprendenza di Everyday, lo sperso incanto di Rolling Sea), t’imbatti in una Through The Front Door come potrebbe Badly Drawn Boy invaghito Mojave 3, oppure in una Strictly Rule che sembra i Belle And Sebastian di Legal Man narcotizzati dal peyote Gomez. Quindi – su un altro piano di alterità – ecco scorrerci davanti una mischia oppiacea Lennon–Flying Burrito Bros (quella Sister che ricicla con svampita delicatezza Stand By Me), una fatamorgana Califone parecchio ingentilita (il mantra folk tra caligini elettroniche di Down from Above) e una At Forest che ciondola soffuso abbandono velvettiano altezza Loaded, per non dire di quella Another Reason To Go che strascica fiati e chitarrina liquorosa su disincanto bluesy tipo l’ultima Cat Power.
A parte questa sensazione di riciclaggio tanto affettuoso quanto subdolamente po-mo, siamo dalle parti di un intrattenimento ipnotico e carezzevole, tutto sommato innocuo, con qualche pretesa psych che ne sfuma in meglio i limiti e gli obiettivi. Da ascoltarsi quindi come un buon lenitivo.
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