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Sono passati più di due anni da quando gli svedesi Viagra Boys hanno iniziato a farsi un nome tra gli addetti ai lavori con il singolo Sports, contenuto poi nell’esordio lungo Street Worms. Basterebbe quel pezzo – e l’annesso videoclip – per definire le intenzioni stilistiche e soprattutto attitudinali della band: ritmo trascinante figlio degli insegnamenti dance-punk (ma sporcato da rozza grana garage) impreziosito dal carisma sarcastico ed ironico del frontman Sebastian Murphy, ormai vera e propria icona/macchietta (il torso nudo tatuato con pancia baldanzosamente sfoggiata è già un manifesto) di tutta la “nuova” scena (post)punk. Una sorta di risposta svedese a Joe Talbot, anche se l’inserimento dei Viagra Boys all’interno del giro inglese è – ovviamente – piuttosto forzato e probabilmente si riduce solo al contorno punkish, alla totale liberazione dalla toxic masculinity e al momento storico di esposizione.

Il secondo album Welfare Jazz è stato scritto durante un periodo in cui Sebastian Murphy passava il tempo prendendo droghe e comportandosi da vero asshole (ammette lo svedese) ed è una nuova raccolta di brani che cementifica le intuizioni già presenti in Street Worms, riducendo leggermente i passaggi prettamente punk e – contemporaneamente – allargando il raggio di azione verso una eterogeneità tutt’altro che scontata, basti pensare alle influenze country (il 75% della musica che Murphy ascoltava da piccolo era country) delle ultime due canzoni della tracklist: To The Country e In Spite of Ourselves, quest’ultima cover/tributo (quasi parodistico) dell’omonimo brano di John Prime in call & response con Amy Taylor (Amyl and the Sniffers) un’altra abituata a rimasticare in formato humor certi stereotipi punk.

I testi degli svedesi continuano ad essere surreali nel loro mix di satira, denuncia sociale e nonsense che sfiora il dadaismo, e non ci riferiamo solamente agli onnipresenti “shrimps” (gamberetti), una vera fissa per Murphy&co, tanto da spingerli a fondare un’impresa fittizia chiamata Shrimptech Enterprises. Rimanendo a tema, è ormai storico il live set chiamato Shrimp Sessions, bissato recentemente (Shrimp Sessions 2) per la release di Welfare Jazz, e proprio dalle Shrimp Sessions 2 è stato estratto il video dell’ultimo (e forse più potente) singolo in ordine di tempo: Girls & Boys, ovvero un aggiornamento di Sports in formato LCD Soundsystem che mette in risalto il timbro malleabile, grezzo e cavernoso (e probabilmente lo diventerà sempre di più con gli anni) di Murphy, che riesce anche a toccare fradice corde blues/soul/funk andando a creare schemi non troppo distanti dai Tropical Fuck Storm (in I Feel Alive). Girl & Boys è uno tei tanti brani dei V Boys che sembrano essere sviluppati attorno a jam di tre note lanciate dall’energetica sezione ritmica spesso arricchita dalle sferzate impro di un sax che dona sensazioni sia funky-punky che 2 tone ska. A volte, ed è giusto così, queste jam rimangono tali, come nel caso di 6 Shooter (o di Shrimp Shack e di Amphetanarchy presenti in Street Worm).

Girls & Boys è la ciliegia sulla torta, ma anche i singoli precedenti (Ain’t Nice e Creatures, accompagnati da videoclip complementari) promettevano bene, in particolare Creatures, riuscito tentativo di scrivere una pop song sfruttando la sempre attuale lezione dei Talking Heads. Altrove si alternano irrefrenabili ritmi synth-punk via Suicide a marciume punk&roll (Toad suona come se Elvis avesse incontrato i Doors in un pub nel 1977) e mentre scrivo queste frasi mi sento esattamente uno di quei «middle aged men fight in comments on which band this sounds like» (scritta che appare nel video di Girls & Boys).

Nonostante siano probabilmente una band più da live (appena terminerà questo stop forzato li troveremo in parecchi festival) che da disco, i Viagra Boys ci consegnano il primo must del 2021 in ambito chitarre e dintorni.

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